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Le grandi manovre per il dopo Luongo
Già partita la giostra per sostituire il segretario

Basilicata

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POTENZA - Siamo in pieno Pd lucano post luonghiano. Triste ammetterlo ma è così. Sono iniziate già le grandi manovre per la sostituzione del segretario regionale Antonio Luongo, scomparso tragicamente martedì scorso. Anzi, non fosse, che qualcuno ha puntato i piedi, probabilmente si starebbe già parlando del nome del commissario inviato da Roma.

Detto che la politica è cinica ed è anche giusto (per certi versi) che lo sia, c’è però da dire che l’etica vorrebbe una maggiore delicatezza. Perchè a dispetto dell’umore leggero che ha animato i commensali renziani dell’inopportuno pranzo consumato da Triminiedd con Guerini, (subito dopo il funerale) il feretro di Antonio Luongo, fondatore dell’Ulivo di Basilicata nonché, per riconoscimento esplicito del Presidente Matteo Renzi, maestro del pensiero democratico, non è silenzioso, ma ci parla ancora. E’ morto Luongo non l’auspicio che egli andava ripetendo a ogni occasione: e cioè della necessità di un corso del Pd lucano ancora pieno d’unità, di necessaria unità ma anche di tanta sobrietà, nuova e riformista. Motivo principale (magari non il solo)  per cui aveva deciso di accettare la sfida della segreteria regionale. L’eredità che Luongo lascia parla innanzitutto agli istrionici commensali che hanno approfittato della presenza del vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini (che dopo essersi fatto 350 chilometri per partecipare a un funerale deve essere rimasto se non esterrefatto almeno sorpreso) per mettere su un pranzo carbonaro e di corrente ed allestire richieste di commissariamento comodo e di giochetti tattici in vista delle elezioni politiche, sempre più vicine.

Perchè che ci sia in costruzione una area politica renziana di matrice ex democristiana è noto a tutti. I protagonisti sono Vito De Filippo, ex uomo fidato di Enrico Letta (quello del famoso “Enrico stai sereno”), il senatore Salvatore Margiotta, l’ex parlamentare ed ex ex ex assessore regionale Carlo Chiurazzi, e il consigliere regionale ed ex sindaco di Potenza, Vito Santarsiero. Stanno ricostruendo di fatto, all’interno dei renziani,  un area moderata che inevitabilmente andrà  Roberto Speranza e contro i fratelli Pittella. Perchè l’azione forte nei confronti dell’elite romana per nominare un commissario a loro vicino è chiaramente un tentativo di scomposizione politica di quello che nei mesi andava costruendo (non sempre con esito positivo) il mediatore Luongo. La sensazione è che dell’eredità di Luongo si potrebbe fare miglior uso. Ma sono opinioni. Di certo la via del commissariamento non è l’unica strada. Rimane anche l’idea forte del Pd unito che è stato il must di questo anno e mezzo passato. Come: magari con una soluzione temporanea (una reggenza?) che non sconvolga l’equilibrio dello scorso congresso. Di certo Speranza e Pittella non staranno a guardare. Forse sarà la volta buona che davvero nasce quell’asse Pittella - Speranza di cui si parla dai giorni dello “Sblocca Italia”. Ovviamente non è semplice: altrimenti si sarebbe già fatto. Ma la sensazione è che o ora o mai più. I due (e la visita di Renzi al funerale è un segno concreto) non sono così lontani. Anche se ieri Speranza allo stabile ha utilizzato nei confronti di Pittella la “carota” ma anche il “bastone”. Queste la parole del leader della minoranza dem: «Da parte mia sostegno convinto a governatore e Consiglio ma la stagione del rapporto malato tra potere e consenso deve finire, i rubinetti sono chiusi, anche quelli europei». Insomma pare essere pronto a sostenere Pittella ma pone condizioni. Ma è comunque un passaggio importante.

s.santoro@luedi.it

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