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Mr Conad scavalca Speranza a sinistra
Toni concilianti del deputato Pd

Basilicata

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POTENZA – Anti-renziani sì, ma moderatamente. Roberto Speranza ieri sera ha riempito il teatro Stabile con Francesco Pugliese per presentare il libro che l'amministratore delegato di Conad, classe '59 e 50mila lavoratori alla dipendenze, ha scritto con il direttore del Foglio, Claudio Cerasa (“Tra l'asino e il cane. Conversazione sull'Italia che non c'è”, Rizzoli Etas). Pugliese ha una parlantina da politico (eppure «sono uno dei pochi a non essere invitato alla Leopolda») corroborata però da idee concrete che hanno subito presa sull'uditorio – a fine serata totalizzerà più applausi del deputato pd – e le pagine di pubblicità con cui fa spesso irruzione sui quotidiani sono a loro modo manifesti politici, dalla liberalizzazione dei farmaci nella grande distribuzione alla politica dei prezzi bassi e fissi per arrivare alla tracciabilità dei prodotti sulla cosiddetta private label (i prodotti a etichetta Conad) nonostante l'allargamento delle maglie europee. Detta così potrebbe sembrare una comunicazione pubblicitaria, se non fosse che il discorso scivola subito sulle classi dirigenti italiane dove gli asini e – peggio ancora – i cani fedeli al padrone abbondano e la borghesia imprenditoriale illuminata è sparita e dialoga con la politica solo per tornaconto (ricambiata).
A fronte della pacatezza di Speranza che individua in Papa Francesco l'unico personaggio che sa leggere i tempi presenti («Sì ma lui non ha il problema del consenso» ribatte il moderatore Mimmo Sammartino) e cita tra i suoi maestri il compianto Emilio Colombo accanto a Paolo Prodi e all'eretico Alfredo Reichlin delle chiacchierate romane, Pugliese piazza un paio di colpi che, pur senza fare mai il nome di Renzi, arrivano a destinazione: «Un capo intelligente si circonda di persone leali, non fedeli. Chi cerca la fedeltà si fa la squadra tutta col giglio. In un'azienda come nella politica, il successo è dato dall'ibridazione di idee e competenze che nessuno può assommare tutte in sé, me compreso. La fedeltà esiste solo nelle mafie. Il vero capo è il nano che fa strada agli altri 6, lui ha la torcia e gli altri gli attrezzi; risponde dei problemi facendo da scudo e manda gli altri avanti quando bisogna prendersi gli applausi. È la vittoria del “noi” contro l'“io”».
Forse non tutti sanno che a un appena laureato Roberto Speranza fu proposta un'assunzione in Barilla («contratto a tempo indeterminato, e noi per assumere non avevamo bisogno mica del Jobs Act» sorride Pugliese, che allora era a capo del gruppo) che lui rifiutò a favore dell'impegno politico. Per il deputato della sinistra dem «il problema delle classi dirigenti non riguarda solo la politica» ma in ogni caso «l'uomo solo al comando che si circonda solo di signorsì e si fida solo di se stesso non ce la può fare». Pugliese invece è ancora più diretto: «Per essere leader non bastano il bel faccino e la buona dizione. Mi spiace per Roberto e il partito che rappresenta, ma su casi come i matrimoni gay l'Italia mostra un ritardo incredibile rispetto a quanto accade ad esempio in Irlanda. È la stessa mancanza di visione che hanno le multinazionali, i cui piani sono non a caso trimestrali: i partiti si orientano sui sondaggi». O sui tweet, chiosa Speranza. Che però su Renzi corregge il tiro: «Ha anche meriti, ma sbaglia quando su temi come scuola e lavoro divide anziché unire l'Italia». Anche il manager ne riconoscerà al premier (leggere elettorale e snellimento del pachiderma statale), ma su temi come l'economia lo inviterà a distanza a «dare meno retta ai sondaggi e parlare con la gente». A detta dell'ad di Conad il Jobs Act non basta a far ripartire l'economia: e cita l'episodio del boom di consumi lo scorso marzo in Basilicata (+6% con punte del 10 a Potenza mentre il Paese era a -6), di cui parlò in un talk meritandosi una lettera di ringraziamento del governatore Pittella. «Se in Francia la prima causa di paura era il terrorismo già prima del Bataclan, in Italia in cima alle preoccupazioni c'è il lavoro per i figli: ecco – dice Pugliese –, il clima di fiducia e ottimismo si crea dando alla gente la possibilità di spendere, a marzo notammo una correlazione diretta con l'andamento del lavoro e della cassa integrazione, e funziona così in tutta Italia».
Pugliese è un guascone e l'ultimo applauso se lo guadagna così: «In Italia c'è la reincarnazione: l'altra volta ho visto a cena Berlusconi e gli ho detto “spero che lei ridiventi premier così torna la sinistra al governo”». La platea anti-renziana applaude, ma sempre con moderazione speranziana.

e.furia@luedi.it

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