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"Sblocca trivelle", la resa di Renzi & co
Recepite tutte le questioni sollevate dalle Regioni

Basilicata

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POTENZA - Via l’«interesse strategico» riconosciuto alle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi, e il loro carattere di «indefferibilità ed urgenza». Deroga al limite delle 12 miglia dalla costa limitata ai titoli «già rilasciati», escludendo i progetti con richieste pendenti. Infine, un tentativo di “mediazione” obbligatorio in caso di mancata intesa tra lo Stato e la Regione sui nuovi progetti.

Sono i punti principali delle correzioni allo “Sblocca Italia” presentati ieri pomeriggio dal governo alla Commissione bilancio della Camera dei deputati.

L’emendamento che la maggioranza intende inserire nella legge di Stabilità raccoglie e risolve tutte le questioni sollevate dai quesiti referendari approvati nei mesi scorsi da 10 regioni. Inclusa la Basilicata.

A gennaio c’era molta attesa per la decisione finale della Corte costituzionale sulla loro ammissibilità. Ma è evidente che se il testo verrà approvato così com’è il “rischio” della consultazione sarebbe scongiurato. Un vero e proprio spauracchio per Renzi & co, date le evidenti spaccature all’interno del Pd. 

Nella relazione illustrativa delle modifiche proposte si spiega che la deroga al rispetto delle 12 miglia «dalle aree marine e costiere protette nonché perimetro esterno di tali aree e dalla linea di costa lungo l’intero perimetro nazionale» non riguarderà più soltanto i progetti completamente nuovi, ma anche quelli per cui pendono da anni richieste di autorizzazione. Fatti salvi solo quelli già autorizzati.

Il Governo intende inoltre limitare l’estensione temporale del nuovo titolo concessorio unico a 36 anni, escludendo le proroghe previste nello Sblocca Italia originale.

Per neutralizzare il quesito sulla clausola di supremazia dello Stato sul piano nazionale delle aree idonee per la ricerca e la produzione di idrocarburi, il Governo sembra intenzionato abolire il piano stesso.

D’altro canto propone di eliminare l’identica clausola di supremazia prevista in caso di mancata intesa con le regioni sui nuovi programmi di estrazione. Prevedendo che si avviino delle «modalità partecipative» di soluzione della contesa. Sempre fino a quando non verrà approvata la modifica del Titolo V della Costituzione, riportando allo Stato in via definitiva la competenza piena in materia di energia.

Fino ad allora occorrerà avviare una complessa procedura per tentare di raggiungere una mediazione.

«Seguo con attenzione quanto sta accadendo in sede di discussione della legge di stabilità». Ha commentato ieri sera su facebook il governatore lucano Marcello Pittella. «Due sono gli obiettivi più significativi: il no alle trivelle in mare e l’obbligatorietà dell’intesa con le regioni».

«Il sottosegretario De Vincenti e il ministro Guidi - prosegue Pittella - stanno facendo un grande lavoro. Non canto vittoria, ma se le modifiche dovessero andare in porto si chiuderebbe una fase delicata e dibattuta in merito alla salvaguardia e alla tutela dei territori, e si confermerebbe ciò che da tempo sostengo: il dialogo e il rapporto costruttivo con il governo sono la risposta vera al merito delle questioni e alle ansie della società».

Il nuovo testo prevede che in caso di «motivato dissenso» tra una Regione e lo Stato rispetto a un progetto: «la deliberazione del Consiglio dei Ministri può essere comunque adottata con la partecipazione dei presidenti delle regioni o delle province autonome interessate».

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