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Referendum, Lacorazza contro i detrattori
Il presidente replica a chi ritiene il dietrofront del Governo un errore

Basilicata

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E ORA cosa accade? La resa del Governo alle ragioni dei territori in fatto di petrolio, così come prospettato dagli emendamenti alla legge di Stabilità, bastano a far cantare vittoria alle Regioni? I dubbi restano. Non solo quelli di civatiani, pentastellati e No Triv che subito hanno espresso perplessità sulla manovra “sabota referendum”. Ma anche il presidente Lacorazza che di fatto ha animato la campagna referendaria condivisa da dieci Consigli regionali, pur riconoscendo il risultato determinato «da un’inedita iniziativa della Regioni», ha ammesso che bisogna andare avanti. Chiedendo subito un confronto all’esecutivo romano per misurarsi sui contenuti degli emendamenti e, soprattutto, volta a capire quanto questi rispecchino i quesiti.

Nel frattempo, ha chiesto il presidente, si vada avanti con la memoria che le Regioni dovranno presentare alla Corte Costituzionale (chiamata a esprimersi sulla proposta referendaria) il prossimo 13 gennaio. Insomma, fino a quando il risultato non sarà chiaro e definitivo, meglio non abbassare la guardia. E’ questa la posizione che Lacorazza porterà a Roma il 28 dicembre, data i cui i delegati delle Regioni sostenitrici delle referendum si ritroveranno per decidere sul da farsi. Nel frattempo anche il Consiglio regionale, nella seduta convocata per materdì 22, sarà chiamato a esprimersi.

Rispetto alle modifiche proposte dal Governo, che a un anno esatto di distanza, fa dietro front sullo Sblocca Italia, preoccupa soprattutto la parte che riguarda il Piano delle aree: un documento di programmazione in cui stabilire dove poter o non poter estrarre, previsto nel decreto di un anno fa e ora fatto saltare con gli emendamenti alla Stabilità. «Considero sbagliata questa scelta», commenta ora il presidente del Consiglio lucano. Che però nel frattempo prova a fare anche i conti con l’altra faccia dell’opinione pubblica. Cioè quella che ritiene che la bandiera bianca issata dal Governo sulla partita del petrolio sia un segnale di forte debolezza condizionato dalla “minaccia” di territori che non hanno scelto in nome del bene superiore per il Paese. Così dalla sua bacheca facebook, Lacorazza replica a due articoli pubblicati dal Mattino, a firma del presidente di Novisma Energia, Davide Tabarelli e l’altro a firma del giornalista Oscar Giannino. Entrambi sostengono  che sia un grosso errore per il Governo non aver portato avanti con coraggio la via del petrolio. Tabarelli calcola una perdita di investimenti stimata in 5 miliardi di euro. Mentre Giannino sceglie un titolo di per sè molto esplicativo: “Che errore preferire i voti alle trivelle”. Punti di vista rispettabili, ma monchi, per il presidente del Consiglio lucano che commenta: «C'è sempre un nemico, c’è sempre un territorio che non ama l’Italia e non comprende l'interesse strategico del Paese.  E’ troppo comodo ricordare solo una parte della storia, che ha altri risvolti, che racconta altre verità». La tesi dei territori che non guardano agli interessi generali del Paese, è confutata dall’importante contributo che la Basilicata offre da anni al bilancio energetico nazionale. «Abbiamo dato molto e ottenuto poco in termini di infrastrutture e sviluppo - continua il presidente - Anche perché con il passare degli anni la questione ambientale si è posta in maniera forte e stringente. Non ci sentiamo quindi di poter essere descritti come quelli che se ne fregano dell’interesse generale dell’Italia».

E ancora: l’anticipazione della riforma costituzionale del titolo V per decreto (lo Sblocca Italia, non è stata una dichiarazione di guerra delle Regioni a Governo ma è accaduto esattamente il contrario.

«La verità - conclude il presidente - La verità è che, al di là delle riforme che verranno e di quelle che impropriamente si è tentato di anticipare con lo sblocca Italia, occorre rivedere la strategia energetica nazionale e bisogna sedersi a un tavolo e tornare a discutere: Stato, Regioni, enti locali, cittadini. L’interesse dell’Italia si fa così».

m.labanca@luedi.it

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