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L’EDITORIALE
La credibilità persa della politica e dell'informazione

Basilicata

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Dobbiamo augurarci, a questo punto della giostra, che il governo pubblico a Potenza possa insediarsi al più presto per affrontare l'amministrazione di alcune, fondamentali priorità. Però la progressione di quello che è successo spinge a una riflessione politica che restituisce scarsa pregevolezza a due categorie fondamentali della nostra piccola comunità, i partiti e il sistema dell'informazione. 

Il punto di partenza credo sia questo: che ci fosse l'anatra zoppa o che la città avesse una voragine debitoria (presto accresciuta, in verità) sono le realtà che dovevano appartenere alla consapevolezza di tutti gli attori di questa commedia.

La mancanza della maggioranza e dunque della possibilità di un governo stabile avrebbe dovuto spingere sin dall'inizio a una intesa allargata in nome di quel famoso bene della città, parola ormai non solo vuota ma anche percepita come tale.

Sarebbe stata una giunta neutra che il Sindaco avrebbe dovuto pretendere. Invece ha cercato stampelle, ora queste ora quelle, ma sempre stampelle. Oggi è paradossale, ad esempio, che il Pd o una parte di Pd ponga il veto su Falotico vicesindaco. Stanno facendo una giunta con il sindaco candidato da Fratelli d'Italia e si pongono il problema delle porte girevoli di Falotico?

L'avidità del posizionamento di potere ha prodotto il grande buco della credibilità. Ha perso credibilità De Luca in primis. Solo qualche settimana fa ancora urlava contro il sistema mafioso di Potenza, all'inizio di un tour urbano subito interrotto.
Ha perso credibilità il partito di Gianni Rosa, attendista nel giudizio e nella spinta programmatica, bendisposto o maldisposto a seconda dell'oscillazione di De Luca col Pd. Non è vero che contano i programmi e non le persone. Contano le seconde che sono fondamentali per l'attuazione dei primi.

Perde credibilità ovviamente il Pd che si riprende malamente quello che aveva perso alle elezioni dimostrando scarsa attitudine a una sana opposizione e, al contrario, una bramosia di postazioni funzionale a una spartizione più ampia. Le correnti del Pd non sono una novità. C'erano anche prima, solo che adesso l'onda della divisione è pubblica e sovverte antichi equilibri.

E veniamo cosi al secondo punto debole di questa vicenda. Ha fatto molto scalpore il presunto complotto Pittella - De Luca per un dissesto riconducibile alla sciagurata amministrazione Santarsiero. Se solo si contestualizzassero i rapporti di forza all'interno del Pd subito dopo le elezioni di Potenza nessuno si sorprenderebbe di una possibile discussione volta a mettere in cattiva luce l'ex sindaco all'epoca indicato come vicino a Folino, con quello che ne consegue in termini di contrapposizione con Pittella.

Ma, a parte questo, ancora ad oggi non riusciamo a capire dalla fonte di questa notizia, l'editore Giuseppe Postiglione, in cosa essa esattamente consiste e se egli - Postiglione - è testimone di quanto accaduto, avendo partecipato all'incontro da candidato della lista di Aurelio Pace. Era presente? Ha ascoltato? Ha registrato e perché?

Ne è a conoscenza de relato? In questo caso da quanto tempo? Perché ne parla adesso? Francamente non si capisce bene neppure la portata della notizia pubblicata dalla Gazzetta, cioè dell'intervento delle forze dell'ordine all'indomani della trasmissione radiofonica alla quale ha partecipato Santarsiero. Cosa è stato acquisito, con massima celerita? Su cosa è stato sentito Postiglione? Ma un giornalista con chi stringe il patto di lealtà? Con gli sbirri o con il suo pubblico? Dunque.

Dunque una piccola comunità come quella di Potenza deve ritrovare prima di ogni altra cosa il senso della normalità dei ruoli e delle funzioni. La dialettica dell'alternanza è saltata, la definizione delle identità politiche pure e - ciò che mi opprime di più - si sono bruciate regole certe di giornalismo. Con conseguenze disastrose per tutti.

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