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Pagelle politiche/2
I promossi, i bocciati e i rimandati del 2015

Basilicata

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POTENZA - Nel bene e nel male la questione petrolio in Basilicata rimane determinante. Se ne può discutere all’infinito, ma la vicenda delle royalties, della tutela ambientale, del tre per cento in più per le misure a favore “degli ultimi e dei penultimi” e per finire dello spauracchio (scongiurato) delle trivelle nelle Jonio rimangono il campo centrale e la sfida delle sfide per la politica lucana.

Su questo si misurano le carriere e la stabilità del quadro intero. Il 2015 di chiude con due vincitori e cioè con il presidente della giunta e quello del Consiglio che possono a ragione sorridere.

Per il resto è stato l’anno (non ci stancheremo di ricordarlo) che si è chiuso con la scomparsa di Antonio Luongo. Una perdita per l’intera galassia politica lucana e non solo per il Pd che mostrerà i suoi segni anche negli anni a venire. L’anno che si sta per chiudere per il resto è stato contraddistinto dalle ormai abituali beghe interne al maggior partito della Regione, il Pd, che non accennano a placarsi. Il 2016 infatti si aprirà sempre con i soliti quesiti sul rimpasto di giunta alla Regione.

Da un punto di vista parlamentare invece la truppa lucana segna il solito bottino di “luci e ombre”. La novità degli ultimi mesi è stata la fuga dal Pd del colonnello Vincenzo Folino. Il parlamentare sogna di fare l’allenatore e di rilanciare la sinistra. Un’impresa ardua ma forse non impossibile. Il primo banco di prova in primavera con le elezioni amministrative in numerosi comuni lucani. Bene il sì sul nuovo Statuto alla Regione.

MARCELLO PITTELLA

IL presidente della Regione ha vissuto un 2015 particolarmente attivo. Su tutte la questione petrolio prima con lo Sblocca Italia e le manifestazioni popolari e poi con la querelle delle estrazioni in mare e lo spauracchio Referendum. Marcello Pittella non si è scomposto e ha mantenuto a dritta la barra del dialogo costruttivo con il governo nazionale guidato dal suo segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi. Alla fine i fatti gli hanno dato ragione. Ovviamente tanto c’è ancora da fare. Bene il “reddito minimo” Ha meritato ampiamente il 7. Il mezzo voto in più è un auspicio per fare ancora meglio nel 2016 per la Basilicata.

PIERO LACORAZZA

NON c’è dubbio che la politica la sappia fare e la capisca come pochi in Basilicata. Oltretutto è riuscito a costruirsi un ruolo da protagonista in tutta la vicenda del Referendum sul petrolio in mare scrivendo a nome della Conferenza dei presidenti dei consigli regionali di tutta Italia i quesiti poi recepiti dal Governo Renzi nell’emendamento alla Legge di Stabilità appena approvata a Roma. Per questo meriterebbe un voto altissimo. Anche otto probabilmente. Il problema rimane il suo carattere spigoloso che troppo spesso lo porta a polemizzare come nello scontro in aula con Mollica.

NICOLA BENEDETTO (Cd)

NON molla mai di un centimetro. Il consigliere regionale centrista Nicola Benedetto ormai con il passare degli anni e l’esperienza accresciuta non ha certo cambiato carattere. Va avanti nelle sue convinzioni senza fare sconti a nessuno soprattutto al Pd che sfida a ogni occasione.

LUIGI BRADASCIO (Ipp)

SPESSO non si capisce il suo procedere in aula. Sulle materie sanitarie eccelle e importanti alcune proposte presentate in aula. A livello politico però, troppo spesso fa prevalere l’istinto e l’emotività alle questioni di “bandiera”. Per chi è pittelliano anche nel simbolo può essere un’arma a doppio taglio.

PAOLO CASTELLUCCIO (fi)

HA resistito alle sirene fittiane. E’ rimasto in Forza Italia nonostante l’amicizia decennale con Latronico. Da un punto di vista della coerenza con gli elettori nulla da dire. Anzi. E’ cresciuto negli ultimi mesi anche a livello di proposte e di ruolo di sentinella del Metapontino. Ha vinto la timidezza.

ROBERTO CIFARELLI (pd)

IL suo ruolo è uno dei più difficili: capogruppo del Pd nel Consiglio regionale. Roba da “far perdere la pazienza anche ai santi”. Riuscire a mettere d’accordo tante personalità che rispondono a tante correnti diverse è un’impresa da Titani. Ma finora ha portato a casa i risultati. Non è una cosa da poco.

PAOLO GALANTE (ri)

L’ANNO scorso ha accettato il 5  con il sorriso e tanta ironia. Già solo per questo il consigliere regionale  Paolo Galante si è guadagnato un voto in più. Da esponente di maggioranza pittelliano, spesso tirato per la giacca dai centristi, tanto spazio di manovra non gli rimane.

VITO GIUZIO (pd)

TROPPO spesso coinvolto nelle fibrillazioni del Partito democratico, il “mastino” Vito Giuzio a volte eccede nelle valutazioni di parte. Rimane però uno di quelli con più esperienza e una buona profondità di analisi. Paga un carattere forse eccessivamente fumantino.

GIANNI LEGGIERI (m5s)

IL carattere è da gigante buono. Spesso non sembra nemmeno un grillino. Sorride a tutti. Continua a fare apprendistato e l’impegno c’è tutto. Magari in futuro riuscirà pure ad essere più determinante. Per il momento continua a navigare a vista. Mezzo voto in più per la simpatia.

C.M. CASTELGRANDE (pd)

PIU’ che del Partito democratico, Carmine Miranda Castelgrande è un defilippiano e basta. Uomo e politico di fiducia dell’ex governatore il consigliere vive di ombra riflessa. Nella pattuglia  delle tante prime donne dem fatica ad emergere ma spesso si “appoggia” ad altri.

FRANCESCO MOLLICA (udc)

IL più navigato. Il più esperto. Il decano Francesco Mollica rimane uno dei consiglieri regionali più preparati. Difficile coglierlo imprerato su qualsiasi cosa passi dalle parti dell’Assemblea regionale. Rimane però una  macchia: la litigata diventata virale sui social  con Lacorazza.

MICHELE NAPOLI (fi)

IL capogruppo di Forza Italia rimane politico preparato e dalle doti oratorie spiccate. Peccato che a volta ondeggi troppo nel non voler seguire l’oppositore duro e pure suo vicino di banco Gianni Rosa. Incomprensibile la linea da censore condotta contro il nostro giornale.

AURELIO PACE (ppi)

E’ il consigliere regionale che più “appasiona” per la lotta a favore dei valori cattolici in Consiglio regionale. Purtroppo (e immaginiamo che lui stesso lo sappia) a volte eccede. Sullo Statuto ha mostrato i muscoli inutilmente dopo le trattative già svolte in Commissione.

GIOVANNI PERRINO

IL più grillino dei grillini. In aula è una furia. Contestatore eccellente e provocatore nato. Se non fosse che a volte sembra troppo innamorato della propria voce sarebbe lo stereotipo perfetto del politico anti - sistema. C’è chi lo definisce populista. Di certo riesce nel compito per cui è stato eletto.

F.PIETRANTUONO (psi)

TRA quelli della nuova generazione di politici e consiglieri regionali è senz’altro uno dei più strutturati e capaci. Paga un carattere eccessivamente schivo. Potrebbe senz’altro essere più incisivo e arricchire il dibattitoda un posizione socialista e laica. In ogni caso non demerita.

MARIO POLESE (pd)

LA sensazione iniziale è confermata. Il consigliere Mario Polese è uno che si è meritato i quasi 8 mila voti dell’elezione in Consiglio. Instancabile è uno dei protagonisti dell’agone politico attuale e senz’altro del futuro. E’ una prima donna e non lo nasconde. Può crescere ancora.

ROBERTO ROBORTELLA (pd)

Il “ragazzino” del Consiglio regionale cresce. Ha buoni maestri. Ha il merito di essere umile. Con l’esperienza inizia anche a mostrare qualche spigolosità nelle vicende interne al Pd che non guasta in mezzo a tanti squali. Il rischio altrimenti, di essere sbranato è alto.

GIANNINO ROMANIELLO (gm)

FIN quando non riuscirà a trovare una collocazione politica in un partito rischia sempre di rimanere troppo anonimo nonostante le qualità che gli vengono riconosciute. In Consiglio regionale Giannino Romaniello ha il merito di riuscire spesso a ritagliarsi un ruolo “autonomo”.

GIANNI ROSA (fdi)

IL più “scomodo” probabilmente dei politici lucani ha vissuto un 2015 in linea con il suo carattere: polemiche accese con chi non la pensa come lui e una miriade di interventi, interrogazioni, mozioni e provvedimenti che gli valgono il premio di oppositore principe.

VITO SANTARSIERO (pd)

LA sensazione è che rimane troppo legato al suo vecchio ruolo di sindaco di Potenza. Ha un rapporto ancora troppo viscerale e politicamente spesso perde lucidità se “attaccato” sul passato. Che dovrebbe essere appunto passato. Un voto in più per aver traghettato lo Statuto al primo sì.

ACHILLE SPADA (pd)

ESPONENTE del Pd troppo spesso dimentica di essere stato eletto nel listino e assume posizioni personali al momento di votare. Quel voto sulla mozione sulla questione gender sostenuta dalla minoranza contro la maggioranza ancora grida vendetta.

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