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«Caramelle per Renzi»: Pittella
promuove le riforme del governo

Basilicata

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POTENZA - La befana cosa metterà nella calza di Matteo Renzi? «Caramelle», secondo il governatore Marcello Pittella, che elogia le sue «riforme di sistema». Dolciumi anche secondo Piero Lacorazza, che però lo mette in guardia. Attenzione ad andare in cerca con troppa insistenza del petrolio del Sud, avverte il presidente del Consiglio regionale. O l’anno prossimo, di questi tempi, il governo rischia di trovarsi soltanto con un pugno di carbone.
E’ arrivata dopo 3 giorni la risposta, indiretta, dei due leader del Pd lucano alle accuse del premier sui referendum no triv.
Giovedì scorso, in un’intervista al Mattino, Renzi aveva tacciato di «demagogia» alcune posizioni assunte durante la campagna contro lo Sblocca Italia. Pur ammettendo il passo indietro del governo. Un attacco rivolto in particolare alle Regioni a guida dem, come la Basilicata, che hanno approvato i 6 quesiti. Seguito dall’invito a trovare un punto d’incontro, e a far fronte comune nella prossima consultazione sulle riforme costituzionali.
Per il premier è dall’esito del referendum confermativo che dipenderà il futuro dell’esecutivo. Ed è proprio il cambiamento avviato a livello istituzionale a motivare il giudizio del governatore Marcello Pittella, che ieri ha risposto alla domanda sulla befana di Renzi.
«Nella calza del Governo sicuramente caramelle». Ha dichiatato Pittella all’Adnkronos. «In un momento delicato ha saputo dimostrare di non perdere tempo e di mettere in atto un grande apparato di riforme di sistema. Azioni che sono state rivolte anche a ridistribuire la ricchezza ed a salvaguardare gli ultimi».
«Poi c’è un’idea che ci piace del Mezzogiorno - ha aggiunto il presidente lucano - di cui il Governo riconosce la funzione nel Mediterraneo, con un’idea di sviluppo».
Diverso lo spunto da cui è partito il presidente del Consiglio regionale Piero Lacorazza, ovvero l’ultimo editoriale del fondatore di Repubblica intitolato “Il plebiscito senza quorum nel paese dove regna Don Chisciotte”.
«Ci sono questioni molto interessanti che Scalfari pone oggi nel suo editoriale». Spiega Lacorazza. «Penso però che la riforma costituzionale sia stata sottovalutata sin dalla sua partenza (marzo 2014), ma nulla poteva essere detto perché Renzi da pochi mesi era a Palazzo Chigi (febbraio 2014)».
Il presidente del parlamentino lucano ricorda che all’epoca era già tra i pochi «a chiedere una riflessione più approfondita e partecipata». Ma «il vento tirava da un’altra parte». Quindi invita a restare nel merito della riforma, che in effetti ripropone molte delle questioni “anticipate” con lo Sblocca Italia, e appena neutralizzate dal dietrofront del governo sulla spinta della campagna no triv. A cominciare dalla riforma del Titolo V della Costituzione, che dovrebbe ri-accentrare definitivamente le competenze in materia di energia, superando, una volta per tutte, il dibattito sulla clausola di supremazia dello Stato, in caso di opposizione delle Regioni ai nuovi progetti di estrazione.
Lacorazza invita ad «evitare, come da sempre sostenuto, di stare dalla parte della riforma costituzionale perché sostenitori di Renzi e di essere contrari perché non si simpatizza con il premier e con il suo Pd, come fa Marco Travaglio e non solo lui».
Il presidente del Consiglio regionale rilancia i dubbi di Scalfari e del politologo Piero Ignazi sull’esito del referendum: «anche perché si corre il rischio, se non prevenuto adeguatamente da una forte iniziativa istituzionale e politica, di far entrare nel confronto che animerà il dibattito sul referendum la “questione” energetica e la “questione” meridionale».
Il rischio, insomma, sarebbe che il referendum su Renzi e la sua riforma della Costituzione si trasformi in un voto su petrolio e Sud. Anche questa è demagogia?
«Non si sottovaluti il peso che la vicenda “petrolio” ha avuto da settembre in poi con l’avvio del percorso referendario». Conclude Lacorazza. «Penso che non sia un caso che ciò sia accaduto per la concomitanza della riforma della Costituzione, per l’avvio di una riflessione seria sul regionalismo, dentro i dati di una crisi economica che ha ulteriormente accentuato il divario tra il Sud e il Nord».

l.amato@luedi.it

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