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Vitalizio, l'ex consigliere ci ripensa
e ci guadagna pure...

Basilicata

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POTENZA - Quando ha lasciato gli scranni del parlamentino lucano, aveva 47anni, e al vitalizio non ci pensava. Si è fatto dare subito 79mila euro, e ha rinunciato a quel privilegio d’altri tempi. Ma «la prima Repubblica non si scorda mai», canta Zalone dagli schermi di tutta Italia. Così l’ex consigliere a 62 anni si è pentito, ha chiesto indietro quell’assegno a lungo disdegnato. Va bene, gli è stato risposto, ma soltanto a condizione che restituisca quei 79mila euro con gli interessi. Poi potrà incassare anche 156mila di arretrati, che sono circa 48mila euro in più.
E’ del 25 novembre scorso l’ultima delibera dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale lucano in materia di rendite “onorarie” per i membri dell’assise di via Anzio.
A ottenere la «reintegrazione all’assegno vitalizio», questa volta, è stato il potentino Domenico Maroscia, eletto nel lontano 1995 nelle file del “fu” Pds e presidente, per un anno e mezzo, dello stesso Consiglio regionale.
Da allora Maroscia è transitato come tanti “ex compagni” nel Pd, e di recente è stato confermato tra i delegati della direzione cittadina del partito in quota Speranza. Intanto ha proseguito la sua brillante carriera di medico all’ospedale San Carlo di Potenza, dove dirige il Dipartimento dei servizi diagnostici e terapeutici.
La sua richiesta risale al 21 settembre scorso e spiega che nel 2000, al termine del mandato, aveva già rinunciato all’assegno vitalizio ottenendo la restituzione dei contributi prelevati dall’indennità di consigliere regionale e accantonati in un fondo specifico. Ma quindici anni fa non ne avrebbe avuto diritto, perché bisognava aver compiuto 55anni. Mentre oggi che ne ha 62 è diverso, anche perché un cavillo, infilato nella legge finanziaria approvata nel 2007 dalla Regione, prevede la possibilità di farsi riconoscere tutti gli arretrati. Nonostante i vitalizi per i consiglieri regionali siano stati aboliti nel 2013 e già nel 2002 l’età per cominciare a percepire l’assegno sia stata formalmente alzata a 65 anni.
All’attuale presidente del parlamentino lucano, Piero Lacorazza (Pd), al suo vice - nonché decano dei consiglieri - Franco Mollica (Udc) e al segretario Mario Polese (Pd) sembra che non sia rimasto altro da fare che prendere atto di un diritto acquisito.
Hanno fatto riferimento a una nota del direttore generale del Consiglio «con la quale si comunica all’ex consigliere Maroscia l’importo da restituire (...) ai fini della ricostituzione del vitalizio e le modalità della compensazione tra partite creditorie e debitorie». Già, perché è previsto che l’erogazione dell’assegno «debba avvenire in seguito alla restituzione di quanto dovuto dal medesimo all’amministrazione», ossia 108mila euro. Ma la la legge gli consente di rateizzare il pagamento per 30 mesi, che vorrebbe dire versare 3.600 euro alla volta.
D’altra parte, l’ex consigliere deve avere gli arretrati dal giorno del compimento del suo 55esimo compleanno (nel 2008) a oggi, che equivalgono a 156mila euro, quindi 48mila euro in più: «in parti uguali nel trienno 2015/2017». Con un prima tranche da 65mila euro lordi subito. Quindi ci si può pure venire incontro.
In altri termini, Maroscia paga la sua prima rata, dimostrando tuttalpiù la volontà di regolarizzare la sua posizione contributiva. Un attimo dopo scatta l’erogazione degli arretrati. Perciò l’ex consigliere potrebbe anche non metterci più un euro e cominciare a intascare il suo assegno vitalizio da 1768 euro lordi tra un verso la metà del 2017, grazie a una comoda compensazione tra crediti e debiti.
Chi ringraziare? Oltre alle 4mila preferenze che gli permisero di entrare in Consiglio regionale Maroscia dovrebbe offrire almeno una cena ai colleghi che lo hanno reso possibile.
Infatti, nel 2002 si era deciso di mettere mano per legge alla questione delle indennità, dei rimborsi e degli altri emolumenti riconosciuti ai membri del parlamentino lucano. Era stata confermata anche la possibilità di rinunciare al vitalizio, ma era stata introdotta la possibilità straordinaria di ricostituire la propria posizione nel “club” dei vitaliziati e di vedersi riconosciuti gli arretrati solo per chi ne avesse fatto richiesta «entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge a pena di decadenza».
Poi però, a gennaio del 2007, è arrivata in aula la finanziaria, con un articoletto “ad consiglieres”, il numero 48, che ha soppresso questa espressione dal testo originario della legge, e altre limitazioni in materia di reversibilità del vitalizio, nella malaugurata eventualità.
La prima Repubblica era davvero «bella assai», come canta Zalone. Ma la seconda pure.
l.amato@luedi.it

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