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I fatti che accadono
e la loro rappresentazione

Basilicata

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CERTO, ha ragione il presidente Pittella quando afferma che, se un giornale (Il Fatto Quotidiano) prende per buono l'allarme che la spiaggia di Pisticci è nera di petrolio, fa un danno al territorio e contribuisce a una falsa rappresentazione. Ma se ciò vale per una rappresentazione in malam partem, altrettanto è possibile sostenere se parliamo di eccesso di rappresentazione in bonam partem. Il punto è proprio il concetto di rappresentazione che fa rima con comunicazione, che è la materia abbondante di cui oggi la società contemporanea è provvista.
Mi ha fatto nostalgicamente impressione che per raccontare i risultati del 2015 l'ufficio di presidenza abbia utilizzato esclusivamente le pagine dei quotidiani regionali. Giornali di carta. Ne siamo ovviamente fieri, a vantaggio del riconoscimento di uno sforzo lavorativo e professionale che i colleghi, tutti i colleghi lucani oggi alle prese con un sistema in disfacimento, ben possono testimoniare. Quei titoli utilizzati in conferenza stampa sono solo una parte di quello che abbiamo prodotto. Un prodotto che si chiama informazione che, benché faccia rima con comunicazione, è cosa assai diversa da essa. È un principio di libertà del nostro sistema democratico. E oggi in Basilicata questo bullone che regge le travi del nostro mondo sta cedendo. Non è solo un problema lucano, ma è soprattutto un problema di piccole comunità come quella lucana, difficile nei collegamenti, nei trasporti, nel costo dei servizi, nei numeri per la sostenibilità di qualunque impresa svolta ad accettabile livello di competenza. Anche nello sforzo di innovazione. In questi anni i giornali, di sicuro quello che guido, hanno permesso di conoscere ai cittadini le cose buone e belle di cui questa regione deve essere fiera, come ha detto monsignor Superbo, quei titoli meravigliosi su Matera (abbiamo fatto un gran lavoro, presidente, abbiamo piantato le radici, con umiltà e coraggio quando nessuno o pochi ci credevano) ma anche un sistema che ha ancora molte crepe per i sussulti che ha avuto. Con onestà siamo andati oltre la rappresentazione. Non ho mai pensato che il potere sia un meccanismo di violenza, come due giorni fa mi ricordava il senatore Petrocelli con il quale spesso faccio a cazzotti. Nè penso che tutta l'opposizione, per quanto martellante, sia svincolata dalla conveniente strumentalità. Eppure c è un nodo ancora da sciogliere. Non parlo del bubbone petrolio e della credibilità in gioco anche per inchieste in corso dall'esito non noto, ma della stretta, spesso onnivora dimensione politica che orienta tutto il nostro piccolo mondo. Ieri mattina parlavo con un grosso imprenditore che lamentava l’inattuazione di una legge che pur esiste e delle difficoltà burocratiche che gli ostacolavano il percorso. Nessuno ha la bacchetta magica. E credo sia stato un bene che in questi due anni abbiamo avuto una giunta di assessori “stranieri". Era più che mai necessario spezzare quella concertazione a bilancino che per anni ha caratterizzato, con il meccanismo dei veti incrociati, ogni scelta di governo. La conseguenza, però, è che il governatore si è caricato di una mole di responsabilità, certo adatte al profilo combattivo della persona, ma forse eccessive in un perimetro in cui tutte le spinte sociali avrebbero bisogno di interlocuzione diffusa pur nel quadro di una programmazione che un capo deve dettare. Il punto è che a un peso politico se ne contrappongono altri omologhi. Braia, ad esempio, che è un politico, macina oggi chilometri e progetti ma a nessuno sfugge il peso di una corrente a Matera. Nessuno lavora per il re di Prussia, ma il contrappeso a un mondo che si autorappresenta dove vogliamo andarlo a cercare?
Io penso sempre che la Basilicata sia un Sud straordinario. In questo luogo per decenni la pace sociale è stata possibile mantenerla avendo una unica interlocuzione di potere che riusciva a garantire più o meno tutti. Questa dimensione è saltata. Si è frantumata la politica e si è frantumata la società. Ci sono migliaia di famiglie ai margini. Va bene, anzi benissimo, avere davanti agli occhi gli ultimi e i penultimi. È una impostazione di giustizia sociale che non va smarrita. Ma un governo deve farsi carico anche dell'allenamento dei primi, come in una classe vanno curati coloro che sono indietro ma premiati e incentivati i cervelli da sfornare. Ed è in questo segmento, non meno sensibile delle povertà, che bisogna essere neutrali e non di corrente. È qui che c’è la vera responsabilità della costruzione del futuro. Per ottenere un beneficio che sul lungo periodo non potrà che essere a vantaggio di tutta la società. Dobbiamo allora continuare a essere vigili. Raccontando i fatti e non la loro rappresentazione, come scrissi l'11 febbraio del 2013, quando mi travolse la gioia di dirigere un giornale nel giorno in cui Ratzinger decideva di mollare. Quel senso del limite mi ha accompagnato nel cammino. E oggi mi chiedo senza il nostro lavoro, con tutti i limiti, quale Basilicata avrebbero conosciuto i lucani? Con la forza che nasce dalla consapevolezza che c'è un tempo per la libertà e un tempo per l’inevitabilità, vi auguro buon anno. Sono sicura che questa regione ce la farà.

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