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Santarsiero a zero contro l’accordo tra Pd e De Luca
«E’ un atto politicamente contro natura»

Basilicata

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POTENZA - La rabbia di Santarsiero. L’ex sindaco di Potenza e attuale consigliere regionale del Partito democratico della Basilicata, è realmente “imbufalito” per la piega che ha preso tutta la vicenda politica al Comune capoluogo con la nascita ufficiale dell’alleanza tra il Pd e il sindaco Dario De Luca e con la nuova Giunta già pronta ma che verrà ufficializzata solo a margine dell’assemblea cittadina dem che si svolgerà domani.
Vito Santarsiero non le manda a dire: «Considero l’ingresso del Partito democratica nella Giunta comunale guidata da un sindaco eletto dal centrodestra un atto politicamente contro natura». Da qui le domande.
Perchè è così contrario?
«Non si giustifica un’intesa con un sindaco candidato e sostenuto dalla destra. In politica le differenze ideologiche e programmatiche sono una cosa seria. Sono l’anima della democrazia, del confronto e della crescita».
Cosa che non verrebbe rispettata?
«Io sostengo che nella vicenda potentina si giunge ad un’intesa tutta e solo organigrammatica, senza che vi sia stato alcun confronto sui valori, sulle idee e sui programmi. La città e i cittadini sono rimasti ai margini. In questi giorni si è parlato solo di poltrone e di nomi».
E’ solo una questione “ideologica” o c’è dell’altro?
«Sorprende l’atteggiamento “dualistico” di un leader nazionale come Roberto Speranza, che pure merita stima e rispetto; ma come giustificare due posizioni politiche così differenti? Ha senso spaccare il centrosinistra , quello che al primo turno ha preso il 56% dei consensi, rompendo con centro democratico, importante alleato anche alla Regione? Vengono mortificati anche i luoghi della politica».
A cosa si riferisce?
«La Giunta è stata definita nel chiuso delle stanze e la direzione cittadina del Pd è chiamata ad una banale ratifica. Come meravigliarsi poi che i cittadini si allontanano dai partiti?».
Queste le critiche. Ci sono anche proposte. Cosa andava fatto secondo lei?
«Il Pd dovrebbe farsi carico del suo ruolo di opposizione, di valutare in Consiglio gli atti proposti e poi ritornare tra la gente, comprendere i suoi problemi, parlare, confrontarsi, studiare e proporre soluzioni. Sarebbe anche il caso di difendere una sua storia amministrativa, rispondere alle calunnie ricevute e cercare anche di spiegare un dissesto “voluto”, quanto meno non evitato, che per anni peserà sulla città. Senza tener conto di molte vicende amministrative contestate da nostri consiglieri rimaste senza risposte dai rifiuti ai trasporti alle assicurazioni ad altro ancora. Serve proprio una giunta di salute pubblica? E allora si faccia una giunta a sei, di esperti esterni, con programma definito, a tempo, sostenuto dall’intero consiglio comunale».
Ma politicamente essendo lei un esponente del Pd che si scaglia contro il lavoro della gran parte del suo stesso partito, non teme di rimanere isolato?
«Non temo affatto di essere isolato, la città sa ben comprendere quanto sta accadendo e chi ha lavorato e lavora per il suo bene e per il suo futuro. E poi non le nego di aver già informato i vertici nazionali del mio stesso partito, a partire dal vicesegretario nazionale, Lorenzo Guerini, che si sono detti interdetti».
Ma non è che questa sua reazione è figlia anche delle polemiche delle scorse settimane rispetto alla vicenda del dissesto?
«La vicenda dissesto alla luce di quanto emerso, e di quanto accaduto resta piena di ombre tutte da chiarire. Ho preso atto con piacere delle parole di smentita di Pittella ma la vicenda va ancora analizzata a e chiarita fino in fondo».

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