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Trivellazioni, il giorno del giudizio in Corte Costituzionale
Lacorazza: «Noi siamo per la difesa dell'ambiente»

Basilicata

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ROMA - Il momento decisivo per il referendum sulle trivellazioni è giunto. La Corte costituzionale, infatti, si pronuncerà martedì 19 per l'ammissione o meno del quesito referendario. «Noi siamo per la difesa dell’ambiente e questo è lo spirito referendario: domani il legale che ci rappresenta lo ribadirà di fronte alla Corte Costituzionale» ha affermato Piero Lacorazza (Pd), presidente del Consiglio regionale della Basilicata, regione capofila nella proposizione dei quesiti referendari sulle trivelle.

Lacorazza ha spiegato che «in Corte Costituzionale sarà chiesto che sia rispettato lo spirito referendario e che l’esame del quesito referendario sia limitato alla parte relativa alla durata di vita utile del giacimento, fatte salve la parte della norma sulla sicurezza e la salvaguardia dell’ambiente». Per l'esponente politico «l'Italia deve garantire il rispetto delle normative in materia di tutela e protezione dell’ambiente rispettando gli standard imposti dall’Unione Europea su questo piano». Per Lacorazza «lo spirito è proprio quello di tutelare l’ambiente rispettando le disposizioni europee: la legge italiana è tenuta a recepire le direttive emanate dall’Unione in ambito ambientale». 

Domani davanti ai giudici costituzionali esporranno le proprie tesi l’avvocato Stelio Mangiameli per i Consigli Regionali di Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise; l'avvocato Stefania Valeri per l’Abruzzo, che ha scelto pochi giorni fa di abbandonare la battaglia, e gli avvocati dello Stato Vincenzo Nunziata e Andrea Fedeli, che chiederanno che il referendum sia dichiarato inammissibile.

In particolare, la tesi dell’Avvocatura dello Stato fa leva su due aspetti: secondo l’Avvocatura quando la Suprema Corte ha accolto il quesito superstite, lo ha riformulato senza tener conto di un passaggio contenuto nella legge: quello sul rispetto degli standard di sicurezza e salvaguardia ambientali. Ma proprio per questo, sostiene l’Avvocatura, i profili ambientali «verrebbero paradossalmente travolti dall’esito referendario». Inoltre si determinerebbe un vuoto normativo senza poter far rivivere la norma precedente. 

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