Salta al contenuto principale

Referendum per dire no alle trivelle: il M5S
mette a punto la macchina organizzativa

Basilicata

Tempo di lettura: 
2 minuti 27 secondi

POTENZA - Dopo la pronuncia della Corte Costituzionale sull’ammissibilità del quesito referendario sulle trivellazioni, si è tenuto un nuovo incontro dei delegati regionali presso la Conferenza dei Presidenti dei Consigli Regionali a Roma.

«La strategia dei movimenti ambientalisti - spiega Gianni Perrino, portavoce del M5S della Basilicata -  ma anche dei delegati regionali, è ora focalizzata sulla richiesta del cosiddetto ‘election day’. Ci auguriamo che la scelta di Mattarella, che dovrà esprimersi in merito tra qualche settimana, sia orientata al buon senso: oltre ad un incentivo per favorire un’ampia partecipazione alle urne, non è trascurabile l’aspetto economico. Ci sarebbero in ballo circa 300-400 milioni di euro che, come fa notare un rappresentante di Greenpeace presente al successivo incontro con le associazioni, rappresentano i tre quarti, se non tutto, dell’ammontare complessivo delle royalty petrolifere annuali».

Perrino inoltre non ha mancato di puntare l'indice contro quei consigli regionali (Abruzzo, Calabria, Molise e Campania) che «appaiono intimoriti dal proseguire in una battaglia che fino ad ora ha ottenuto importanti risultati e che sta frenando il furore antidemocratico di Renzi e del suo codazzo di voltagabbana»

«Con i rappresentanti delle organizzazioni ambientaliste (Greenpeace, WWF, Legambiente, coordinamento NO-TRIV e Green Italia) si sono approfonditi gli aspetti puramente organizzativi della campagna referendaria. Essendo stati i Consigli Regionali a deliberare per il referendum, sono questi stessi a diventarne automaticamente i comitati promotori. Questo comporta importanti limitazioni nell’utilizzo di fondi pubblici per la campagna referendaria che rimarrebbe circoscritta all’ambito regionale, lasciando scoperte quelle Regioni che non hanno deliberato per i quesiti. Tuttavia sembra essere stata accolta la proposta di colletta istituzionale che avevamo avanzato in uno dei primi incontri tra i delegati regionali. L’eventuale somma raccolta potrebbe essere utilizzata per allargare la campagna anche a quei territori "scoperti" (si pensi a città grandi come Roma e Milano e a regioni come la Sicilia). Si consideri che per una campagna come quella sul nucleare e l’acqua pubblica si sono spesi circa 500 mila euro. Nei prossimi giorni si cercherà di coinvolgere anche le associazioni di settore come quella della pesca, del turismo e delle energie rinnovabili, in maniera tale da rendere il fronte ancora più ampio e compatto. I prossimi si preannunciano mesi molto intensi: la campagna referendaria sarà un’importante occasione di informazione per far conoscere agli Italiani le alternative alla politica incentrata sul fossile e per rafforzare ancora di più la consapevolezza che viviamo in una nazione ricca di risorse paesaggistiche uniche al mondo. Un Paese che può - e deve - puntare ad un modello di sviluppo completamente differente da quello attuale: davvero “green”, come pare voler fare la Croazia che, per bocca del proprio neo premier, fa sapere di voler dare seguito ad una moratoria delle attività estrattive in mare».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?