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Il Reddito minimo d’inserimento (non) è partito da 100 giorni

Basilicata
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POTENZA – Una promessa (l’ennesima) e uno scaricabarile sui Comuni: si possono festeggiare così i 100 giorni tondi tondi dall’inizio – mancato – del Reddito minimo d’inserimento, la misura di contrasto alla povertà che interessa circa 10mila lucani e sarebbe dovuta partire, come da annuncio della Giunta regionale, lo scorso primo maggio.

L’ULTIMA PROMESSA In questi oltre tre mesi, le promesse hanno continuato nondimeno a susseguirsi dopo quella che aveva fissato l’avvio del Rmi nella simbolica giornata della Festa dei lavoratori. Quasi uno sfregio, quella falsa partenza, che ha del beffardo. Da Matera in quello stesso giorno i sindacato hanno annunciato una protesta eclatante che a dire il vero nel frattempo non è arrivata. Sono arrivati, appunto, gli annunci della politica per una volta consapevole delle proprie colpe: l’ultimo esponente del Palazzo a parlare della misura è stato l’altro ieri Roberto Cifarelli, che snocciolando il suo libro dei sogni fatto di milioni e tempi declinati al futuro aveva dimenticato proprio una voce tra le più importante, di sicuro un tema sentito da ampie fette della popolazione che statistiche e studi definiscono «nuovi poveri». Poi, sollecitato da una domanda dei giornalisti, Cifarelli prima di congedarsi per la pausa ferie ha risposto: «Sono fiducioso che i Comuni possano partire tra fine agosto e primi di settembre». Come dire che la palla passa a loro perché la Regione, e in particolare l’agenzia Lab chiamata a sovrintendere e attuare la misura, quel che dovevano fare lo hanno fatto.

UNA NUOVA SCADENZA Da due giorni abbiamo dunque una nuova data feticcio (il 1° settembre) magari per far ripartire ufficialmente il nostro counter in prima pagina. Una sorta di reset, mentre alla platea di chi ha fatto domanda si chiede soltanto di pazientare ancora un po’ fino alla fine delle vacanze – ammesso che qualcuno di loro sia riuscito a farsele, ma su questo si può nutrire qualche ragionevole dubbio.

IL CRIPTICO PITTELLA Il neoassessore Cifarelli arriva in realtà buon ultimo nella serie – lunga ormai quasi tre anni – di dichiarazioni e marce indietro e mezze frasi aggiornate, prima di lui, dallo stesso governatore Marcello Pittella in prima persona: «Un cambiamento di programma che si preannuncia sostanziale», è stata questa l’ultima comunicazione ufficiale del presidente in materia di Reddito minimo d’inserimento, contenuta in un criptico comunicato dell’ufficio stampa della Giunta vergato al termine di un incontro in Giunta con le organizzazioni sindacali. Era il 9 maggio scorso, esattamente tre mesi fa.

 Un sasso lanciato nello stagno, poi nessun chiarimento fino alle parole dell’altro ieri del nuovo esponente di Giunta.

I NUMERI Quella del Reddito minimo d’inserimento è una telenovela iniziata il 2 dicembre 2014 con la firma dell’accordo regionale Regione-sindacati.

 Sono state in tutto 12mila le domande pervenute da chi voleva accedere al “Rmi”: ne è stato ammesso poco più di un terzo, in particolare circa 800 del bando A (su un migliaio di domande pervenute) e oltre 3.100 del bando B (canalizzate qui le restanti 11mila richieste di inserimento in graduatoria). Più di 4.000, dunque, le famiglie lucane che vogliono (forse meglio dire vorrebbero, o avrebbero voluto) beneficiare della misura, una cifra che porta a un totale di oltre 10mila lucani per cui il rischio povertà viene in un certo senso ufficializzato da una misura di welfare.

Sullo sfondo il ruolo dei Comuni, che una volta ultimati i passaggi burocratici – legati all’autocertificazione dei disoccupati ammessi  – stanno attendendo di partire per poter “incassare” l’attività dei lavoratori sotto forma di lavori socialmente utili. 

I BANDI E I TIROCINI FORMATIVI Due i bandi regionali: uno riservato ai fuoriusciti dalla platea della mobilità in deroga e a coloro che hanno perso il beneficio degli ammortizzatori sociali per effetto del decreto Poletti (i requisiti richiesti erano la maggiore età e il reddito certificato da Isee inferiore a 15mila euro); l’altro rivolto a coloro che, oltre alla maggiore età e alla residenza in Basilicata da almeno due anni, risultavano disoccupati o inoccupati da almeno 24 e 12 mesi, oltre a essere in possesso di almeno uno dei seguenti criteri: non essere in possesso di un diploma di scuola superiore, aver più di cinquant’anni e appartenere ad un nucleo familiare monoreddito (in questo caso l’Isee doveva certificare un reddito inferiore a 9mila euro). L’indennità da corrispondere sarà in media di 450/480 euro al mese per un anno, cifra a cui si potranno sommare le eventuali spese di viaggio. In cambio i beneficiari dovranno svolgere lavori socialmente utili in enti pubblici.

L’estate scorsa, nelle more dell’avvio del Rmi, erano intanto partiti i tirocini formativi per l’inclusione sociale, propedeutici all’attuazione del Programma del reddito minimo di inserimento: interessati circa 1900 disoccupati provenienti dalle platee degli ex Copes (Contrasto alla povertà ed esclusione sociale) e degli ex lavoratori in mobilità in deroga (di preciso 1.861 disoccupati, di cui 1.134 ex Copes e 727 provenienti dalla platea degli ex mobilità in deroga, i cosiddetti “invisibili”). Anche lì, ritardi nei pagamenti e la spada di Damocle della proroga.

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