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Crob, sulla scrivania dei pm veleni e dossier dall’unica Azienda non commissariata

Basilicata
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L'Irccs Crob di Rionero in Vulture teatro di scontri al vertice, veleni e dossieraggi
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POTENZA - C’è una brutta storia di veleni e di dossier dietro l’azzeramento dei vertici del Crob di Rionero, l’unica azienda sanitaria lucana risparmiata dal commissariamento deciso dalla giunta regionale lunedì scorso, che ha nominato Giovanni Bochicchio, in uscita dall’Asp di Potenza, al posto dell’ex direttore generale Giuseppe Cugno. Una storia che passa proprio dalla Regione ed è già finita nelle mani dei pm della Procura della Repubblica di Potenza.
Al centro c’è uno scontro esploso la scorsa estate quando è stato sospeso dall’incarico di capo dipartimento un primario dell’Istituto, Giovanni Storto, medico nucleare travolto dalle accuse raccolte nei suoi confronti dal direttore amministrativo Giovanni Chiarelli.
All’interno del dossier di 170 pagine confezionato da Chiarelli si parla anche di un episodio avvenuto un anno prima, quando Storto aveva lamentato pubblicamente i ritardi dell’ufficio di Chiarelli nell’acquisto di un tapis roulant che gli avrebbero impedito di effettuare un cospicuo numero di visite. Tutto sembra essere partito da lì, fino alla decisione di Cugno, sollecitato dagli sviluppi dell’inchiesta interna avviata da Chiarelli, di togliere cautelativamente al primario l’incarico di capo dipartimento e di avviare un procedimento disciplinare a suo carico per un presunto conflitto d’interesse su una gara effettuata 5 anni prima per l’acquisto di alcuni radiofarmaci, a cui aveva partecipato la ditta per cui lavorava il fratello.
A distanza di qualche mese la commissione disciplinare avrebbe demolito quel castello di carte evidenziando che negli atti di gara era presente una nota, incredibilmente sfuggita alle verifiche del direttore amministrativo, in cui si dava atto dell’astensione di Storto. Quindi quest’ultimo sarebbe partito al contrattacco prospettando una cospicua richiesta di risarcimento danni all’azienda per l’incarico che gli era stato sottratto e le ingiuste sofferenze patite.
Quanto accaduto dopo è stato quello che con ogni probabilità è costato a Cugno la possibilità di conferma per un altro anno alla guida dell’Istituto di Rionero, come commissario.
In Regione si racconta che Chiarelli, lauriota come il governatore e suo amico di lunga data, si sia rivolto direttamente a lui dopo aver ricevuto un invito alle dimissioni dal suo direttore generale. Avrebbe portato il suo dossier contro Storto anche a via Anzio, dove si sarebbe ipotizzato di inviare degli ispettori a Rionero e di riaprire il procedimento disciplinare nei confronti del primario.
Cugno, però, nel frattempo aveva già inviato tutte le carte alla procura della Repubblica di Potenza, dove altre segnalazioni risultano arrivate da Storto.
Cosa si accaduto davvero, se qualcuno abbia imbrogliato davvero nella fornitura dei radiofarmaci o sia stata soltanto una ripicca del direttore amministrativo nei confronti di chi aveva osato criticarlo, spetterà ai magistrati stabilirlo.
Intanto la Regione ha confermato il sostegno assoluto e incondizionato nei confronti di Chiarelli, che è stato nominato direttore dell’Azienda sanitaria di Potenza al posto di Bochicchio, che invece ha preso il posto di Cugno.
Nei giorni scorsi sulla legittimità dei commissariamenti disposti dalla giunta regionale ha annunciato esposti alla Procura della Repubblica e della Corte dei conti anche il segretario regionale della Cgil Angelo Summa: «affinché nella nostra regione le istituzioni operino in piena legalità e nel rispetto dei principi costituzionali e normativi». .
«Un escamotage per aggirare la norma. Una scelta scellerata e illegittima». Così l’ha liquidata il segretario del sindacato.
«Non esistono motivazioni politiche che possano giustificare e legittimare la scelta di commissariare le aziende sanitarie e ospedaliere lucane». Ha aggiunto Summa, per cui si tratta di «una decisione assolutamente priva dei necessari presupposti».
«La nomina di commissari nelle aziende sanitarie e ospedaliere, infatti - proseguiva il segretario della Cgil -, non è certo una scelta di natura discrezionale ma deve trovare rispondenza nella sussistenza dei requisiti indicati dalla legge regionale numero 39 del 2001, che prevede il commissariamento in caso di sospensione, decadenza, revoca o vacanza del direttore generale, precisando, inoltre, che il commissario deve avere gli stessi requisiti del direttore generale. Nel caso di specie non ricorre alcuno di questi presupposti, tantomeno l’ipotesi di una vacanza, eventualmente legata solo al tempo necessario per esperire le procedure di nomina».
 

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