Salta al contenuto principale

Elezioni 2018, cancellato il modello Basilicata

Basilicata
Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
3 minuti 15 secondi

POTENZA – Parlamentari M5S quadruplicati rispetto a 5 anni fa (ma nelle dichiarazioni ufficiali Salvatore Caiata subisce una sorta di damnatio memoriae, essendo "conteggiato" ma non citato da Piernicola Pedicini), PdR ovvero Partito della Regione cancellato in uno con il modello post-dc del pittellismo che tutto tiene, e relegato a gregario anche rispetto a un centrodestra che tiene botta.

E ancora: quarta gamba amputata nonostante i nomi schierati (ci mancheranno i comunicati quotidiani del grafomane Cosimo Latronico), voltagabbana puniti dalle urne (è il caso di Nicola Benedetto, passato dalla giunta di centrosinistra proprio a Noi con l'Italia, e Guido Viceconte, da una lunga militanza in Forza Italia al sostegno al Pd). Questo e molto altro – tipo l'elezione del primo senatore leghista lucano (Pasquale Pepe) o l'esponente della dinastia di Lauria bocciato in casa e promosso in Campania (Gianni Pittella) così come Roberto Speranza (LeU) entrato alla Camera da una porticina toscana – ci ha regalato il 4 marzo

I grafici segnano ovunque una inondazione gialla – è il colore che dalle 23 di domenica si dà al Movimento 5 Stelle – che oggi qualcuno fa combaciare con l'area della disoccupazione (Mario Calabresi su Repubblica) o addirittura, spingendosi molto più indietro, con il Regno borbonico delle due Sicilie (prima pagina del Giornale). Di certo, il rosso del centrosinistra, come ampiamente previsto, precipita anche in Basilicata, in questo allineatasi con il resto del Mezzogiorno e non più territorio «in direzione ostinata e contraria» come in un recente passato in cui il centrosinistra lucano era l'isola felice in un mare di centrodestra.

Per la prima volta nessuno ha potuto salmodiare il più classico degli «hanno vinto tutti», perché stavolta il vincitore è uno solo. Rispetto alle Politiche del 2013 il Pd retrocede di quasi 10 punti, dal 25,7 al 16,1% (Camera), il M5S balza dal 24,3% al 44,4: 20 punti tondi, un consenso cresciuto in media di 4 punti l'anno; mentre tutto il centrosinistra perde 14,6 punti percentuali (il centrodestra cresce di un esile 0,8%, eppure gli è lecito esultare rispetto al Pd...). Schema che ricalca quello del Senato, dove il centrosinistra segna addirittura un -15,3% rispetto alla scorsa tornata elettorale. Nel primo decennio di vita del Pd, i dem lucani passano dai 5 punti in più rispetto alla media nazionale (elezioni 2008) ai 2 in meno attuali. In mezzo (elezioni 2013) un dato già in discesa ma perfettamente allineato a quello italiano: 25 alla Camera e 27 al Senato. 

Il rito dell'analisi e la corsa alla dichiarazione – invero meno affannosa del solito – è però iniziato. Il Pd pensa già alle Regionali e apre subito il discorso sul post-Pittella. E colpisce se è uno dei più agguerriti oppositori interni del governatore, Piero Lacorazza, a rilanciare sui social  la sua proposta (datata direzione regionale del 20 gennaio scorso) di far ripartire il Pd lucano da... Marcello Pittella: «Con la candidatura del Presidente Pittella sono pronto a fare la mia parte in qualsiasi "posto" serva il mio contributo». Gli fa eco, altrettanto sorprendentemente, Maurizio Bolognetti, segretario regionale dei Radicali in corsa nella lista Insieme (centrosinistra): «Dimissioni? – commenta Bolognetti dopo la richiesta arrivata oggi dal Movimento 5 Stelle Basilicata – No, io dico a Marcello Pittella di mettersi alla guida di un cambiamento possibile di questo centrosinistra; di un cambiamento urgente, non solo e non tanto di uomini, ma del modo di intendere la politica».

Al di là delle provocazioni e della fanta-politica, il rischio reale dietro l'angolo per il centrosinistra è la ulteriore disaffezione di una base delusa, indignata e offesa dai giochi di Palazzo – sia esso la sede dem o la Regione – e già rifugiatasi nel voto di protesta, da non leggersi con la semplicistica categoria del ribellismo fine a se stesso. Ulteriore elemento cui fare attenzione sarà la possibilità che il voto regionale consegni uno scenario di «grillini di governo» oltre che di piazza, di proposta oltre che di protesta, levando agli avversari il refrain del «votate di nuovo noi, ché loro non sanno come si fa». 

• AFFLUENZA, ELETTI E TROMBATI: IL 4 MARZO 2018 IN CIFRE

• ELEZIONI 2018, LA CARICA DEI 150 PER 13 POSTI AL SOLE

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?