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«Il Pd non deve cambiare nome». Il 62% dei nostri lettori boccia l'idea di Margiotta

Basilicata
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POTENZA - Il nome del Partito democratico non deve essere cambiato. La pensano così i nostri lettori, che per quasi un mese si sono potuti esprimere utilizzando il nostro sito web. Il 62% dei partecipanti alla consultazione online partita il 27 marzo e terminata alla mezzanotte del 24 aprile, infatti, ha spuntato l’opzione che il Pd non deve cambiare la propria denominazione per rilanciarsi.
Tutto è partito da un passaggio dell’intervista che il riconfermato senatore lucano del Pd, Salvatore Margiotta, ha rilasciato al nostro giornale. «Bisogna ripensarlo dalle fondamenta e anche come strumento partito. Bisogna trovare un modo diverso e nuovo di suscitare entusiasmo e speranza - aveva detto l’esponente renziano a Palazzo Madama -. Non basta avere tutte le carte in regola per le buone azioni di governo messe in campo. Sui diritti civili abbiamo fatto cose molto importanti, ma sono temi ed esigenze specificamente borghesi. Chi soffre e ha problemi per sé, i propri figli e la propria famiglia non ne è attratto. Pensa a soddisfare i suoi bisogni primari». “Intende il nome, il simbolo?”, la nostra domanda alla quale Margiotta aveva risposto così: «Io nel mio ripensare il partito non mi sottrarrei dal ripensarlo fino in fondo. Non prenderei nulla come dogma. Sono affezionato al nome “Partito democratico” perché mi ricorda esperienze internazionali come quella degli Stati Uniti, però si sono superati nomi e loghi ben più radicati nella storia del Paese, come quelli che hanno dato luogo proprio al Partito democratico. C’è anche il paradosso che noi che siamo accusati di essere il partito di Renzi siamo gli unici che non hanno messo nel simbolo il nome del candidato premier».
Di lì il dibattito è rimbalzato tra la Basilicata e i militanti sparsi anche fuori dai confini lucani. Una “Bolognina bis” per il Pd, dirompente come la svolta del Pci nel 1989? Dopo la batosta del 4 marzo che rischia tuttora di far estinguere il partito, il tema della rifondazione dei democratici stavolta è partito da Potenza. Da ultimo si è espresso anche Gianni Pittella (senatore dem come Margiotta) che ha proposto di accentuare l’anima socialista del soggetto di centrosinistra («Inseriamo nel simbolo anche il nome del Partito socialista europeo»), mentre altri politici locali come Angelo Rosella (IdV) hanno spinto su un accantonamento delle insegne dem a favore di un «nuovo civismo» regionalistico. 

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