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Polese: «I qualunquisti i nostri avversari». Il segretario Pd apre a LeU

Basilicata
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Mario Polese, segretario regionale del Pd Basilicata
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POTENZA – Il Pd lucano e le turbolenze romane, le regionali di Molise e Friuli in attesa di quelle autunnali in Basilicata. E ancora i rapporti con gli ex compagni di Liberi e Uguali e il dopo-Pittella, con un eventuale bis. Sono alcuni dei temi toccati dal segretario regionale del Partito democratico, Mario Polese, in una lunga intervista-manifesto a quasi due mesi dal voto nazionale che ha sancito la vittoria del Movimento 5 Stelle e, anche in Basilicata, la flessione del centrosinistra.

Partiamo dal Molise. E’ arrivata un’altra sconfitta pesante per il centrosinistra… Ora in Basilicata come si mette?

“Questo voto ci consegna un dato chiaro: il centrosinistra tradizionalmente inteso con Leu e un mero cambio di guida non è strada sufficiente per vincere. Dobbiamo costruire un fronte largo che abbracci grandi pezzi della società per inspirare una vera e propria rigenerazione democratica. La sfida è immaginare un campo largo, una coalizione della società aperta che tenga dentro tutte le forze progressiste, riformiste, liberali che vivono la comunità lucana e che non si riconoscono solo nei confini tradizionali dei partiti ma anche nel mondo delle professioni, delle organizzazioni di rappresentanza, nel sociale, nel volontariato che sono in grado di segnare un cambio di passo in Basilicata, una “Renaissance”.

Ottimista o pessimista? 

“Pessimista no. Faccio mio quello che ha detto il Presidente Napolitano e cioè che chi è nelle istituzioni ha il dovere dell’ottimismo. Ma sono sempre più convinto che bisogna guardare in faccia la realtà e cercare di allargare i nostri orizzonti. Stando ai dati noto un recupero del centrodestra e un arretramento significativo dei 5stelle. Bene, in Basilicata dovremmo esser in grado noi, coalizione della società aperta, a recuperare consensi tra i cittadini senza rinnegare i nostri valori.

E' passato un mese e mezzo circa dalla direzione regionale, in cui il Pd le ha dato mandato di esplorare il perimetro di una nuova possibile coalizione di centrosinistra in vista delle regionali. Come procede?

“Le questioni su cui il Pd lucano oggi si muove hanno un doppio campo di azione. Quello strettamente programmatico e quello più politico. In ogni caso è stato un mese pieno di appuntamenti, incontri, riunioni e decisioni anche complesse. Stiamo al lavoro h 24 e tutti i giorni. Ho già incontrato del resto i parlamentari e i consiglieri regionali, i segretari di circolo del Pd e della maggioranza oltre ad aver iniziato le interlocuzioni con Leu. A questo aggiungo anche consultazioni quotidiane con sigle sindacali, associazioni datoriali, mondi del volontariato e ordini professionali”.

Avete già definito un programma?

“Nei prossimi giorni presenterò la segreteria regionale del Pd lucano. Ci saranno deleghe innovative come quelle sul ‘post petrolio’ e ‘bellezza e Matera 2019’ e ancora su ‘visioni prioritarie’: ‘green’ e ‘lavoro’ su tutte. A maggio invece verranno costituiti i dipartimenti del partito i cui nominativi emergeranno dalla base degli iscritti e anche dei volontari non iscritti. Subito dopo si svolgeranno incontri programmatici itineranti che si concluderanno con un conferenza programmatica regionale, della durata di almeno due giorni, con tavoli tematici e incontri di approfondimento che costituiranno la base della sfida per le prossime competizioni elettorali da condividere ovviamente con gli alleati”.

E sul fronte politico?

“C’è una agenda fitta. In settimana abbiamo due incontri provinciali con gli amministratori. Poi procederemo entro fine maggio all’elezione dei coordinatori di circolo e dei segretari provinciali. A tal proposito immagino luoghi in cui alimentare dibattiti per dare la parola agli esclusi, presentare libri, mostre d'arte e di fotografia, corsi di recupero per i ragazzi in difficoltà e mettersi in rete. Nel mese di maggio partirà anche “Rigeneriamo la Basilicata”, il dialogo con le comunità democratiche, un viaggio nei territori per conoscere le realtà più innovative ed interessanti della regione con un format originale. Prima tappa: Bernalda, il 4 maggio. Inoltre abbiamo costituito due uffici politici provinciali collegiali per le prossime comunali, per facilitare candidature e dinamiche comune per comune, fatte ovviamente salve le autonome e sovrane dinamiche locali”.

Quindi della sconfitta del 4 marzo cosa è rimasto?

“Basta con questa litania del 4 marzo anche perché chi ha agita lo spettro della non comprensione della sconfitta nella migliore delle ipotesi è chi non ha fatto nulla per evitarla. Abbiamo ben chiaro quello che è accaduto, abbiamo fatto analisi profonde ma ora è il tempo delle azioni per svoltare e rigenerarci tornando a essere di nuovo vincenti e convincenti. C’è stata una straordinaria domanda di cambiamento a cui dobbiamo essere capaci di rispondere. Gli elettori ci hanno giudicati al di là del merito, delle proposte e delle cose buone che comunque sono convinto che i governi Letta, Renzi e Gentiloni hanno saputo realizzare. Tocca a noi saper interpretare questa voglia di cambiamento riempendola di contenuti veri e realmente innovativi che, me lo consenta, siamo gli unici a poter offrire sul serio alle comunità”.

Si è parlato anche di un incontro con Roberto Speranza, per ragionare su una possibile alleanza con chi è uscito dal Pd l'anno scorso. C'è poi stato?

“In questi giorni ci incontreremo. In ogni caso credo che il centrosinistra abbia la necessità di andare unito e contemporaneamente allargare quanto più possibile il proprio perimetro perché gli avversari non stanno tra di noi, e cioè tra coloro che condividono la stessa cultura politica, ma tra quelli che fanno della demagogia e del qualunquismo la loro ragione d’ essere”.

Sul nome del possibile candidato governatore che sensazioni sono emerse da questi primi incontri?

“Non è il tempo dei nomi e né delle candidature. Non è questo il momento per affrontare tali vicende. Bisogna capire che Basilicata vogliamo e come rigeneriamo la nostra regione. Ora è il tempo delle idee ed è questo che vogliamo far scaturire nei nostro incontri a partire da Bernalda. Va reso atto ancora una volta del grande senso di responsabilità del presidente Marcello Pittella che nell’ultima direzione regionale ha messo la sua ricandidatura nelle mani del Partito democratico, del centrosinistra e delle comunità democratiche”.

Lacorazza intanto pone veti sul Pittella bis e pure sulla sua ricandidatura in Consiglio in quanto segretario regionale...

“Non è il tempo né dei veti e né dei vati. Ripeto che è sbagliato oggi parlare delle candidature. Io sono a favore della massima contendibilità e rispetto le opinioni di tutti. Ma credo che, a partire dal messaggio che ci ha consegnato il congresso regionale del 3 dicembre scorso, il nostro deve essere un partito forte. E per esserlo deve essere presente nelle istituzioni. Ma ripeto, di tutto questo se ne parlerà a suo tempo. A oggi non sono i destini dei singoli le priorità”.

Lui però è già partito in campagna elettorale in camper. Che ne pensa?

“Piero mi ha avvertito prima della sua iniziativa. Ritengo che tutto ciò che sia animazione territoriale se fatto nell’interesse del Pd e delle comunità sia utile. E non avendo motivi di dubitare che sia questo il suo fine ritengo che il viaggio in camper, che peraltro non è una novità per lui, sia un modo per affrontare problemi e raccontare le cose positive realizzate in Consiglio dal governo e dalla maggioranza regionale”.

C'è chi come il deputato Vito De Filippo ha visto nell'elezione di un oppositore interno come Vito Santarsiero alla presidenza del Consiglio regionale come un passo importante verso il Pittella bis. Lo ammetta, state già lavorando col governatore in questo senso?

“Come ho già detto non è il tema della candidature quello che ci ‘muove’ in questa fase. Il punto è come si rigenera la Basilicata e come si costruisce un pensiero nuovo e una relativa rivoluzione culturale. E’ il tempo dell’unità e la scelta di Vito Santarsiero a presidente del Consiglio regionale va assolutamente in questa direzione. Il congresso è finito da tempo, anche se qualcuno ancora non se n’è accorto, e ora lavoriamo tutti per un partito compatto perché più forte è il Pd e più sarà capace di aprirsi all’esterno ed essere quindi attrattivo nei confronti della società. Del resto con i parlamentari il lavoro comune è quotidiano, anche per un clima di positiva unità, perché la litigiosità interna negli ultimi anni ha solo indebolito tutti. Certo ognuno ha la propria sensibilità politica e le proprie idee, ma questo deve diventare un valore aggiunto perché all’interno di un dibattito franco, potremo raggiungere ancora grandi traguardi”.

E la proposta di azzerare la giunta regionale avanzata nelle ore precedenti al voto in Consiglio quando il Pd non riusciva a compattarsi su un nome?  Quanto c'era di serio e quanto era soltanto un bluff?

“Sono stati giorni intesi e molto complessi. Ma ribalterei il ragionamento: dopo un anno e mezzo di stasi, in poche ore, seppur frenetiche, siamo riusciti a trovare una sintesi che mancava da troppo tempo. Il risultato finale con il Pd compatto ed il voto unanime è stato importante. Inimmaginabile solo pochi giorni prima. L’azzeramento della Giunta regionale era una possibilità tra le altre che il presidente Marcello Pittella, generosamente era pronto a mettere in campo pur di favorire una soluzione”.

Se il Pd ha recuperato unità si sono incrinati i rapporti con i "centristi - popolari" come Aurelio Pace, entrati in maggioranza nel 2016. Meglio perderli che trovarli?

“Assolutamente no. Meglio averli e continuare a tenerli. Del resto Aurelio sta partecipando alle riunioni di maggioranza e sta portando la sua esperienza, il suo portato politico e le sue capacità per far avanzare nel merito la nostra squadra. Quello che è accaduto nei mesi scorsi in Consiglio regionale è stato il combinato disposto di tante questioni che si trascinavano da tempo. Ma la capacità di inclusione è elemento essenziale. Nessuno può dichiararsi autosufficiente. Sono tanti i temi che dobbiamo affrontare, e insieme è sicuramente meglio”.

Tipo?

“Potenza, il capoluogo, la sua leadership, l’Università e il San Carlo. Rafforzare la centralità di questi luoghi e riconnetterli al tessuto cittadino portando a valore la funzione della periferia con il centro storico che deve essere cuore vero della città. Matera con la straordinaria occasione di capitale europea della cultura che stiamo vivendo. Molto è stato fatto ma molto c’è da fare. Matera è diventata il simbolo della lucanità nel mondo e va pertanto rafforzata l’idea di città come opportunità per l’intera Basilicata, smettendola con i campanilismi che indeboliscono soltanto una regione piccola come la nostra. Oggi più che mai possiamo difenderci dagli attacchi esterni - tanto più con l’ascesa della Lega - solo se diventiamo un blocco granitico. Due città capoluogo che si prendono per mano e abbracciano le aree interne, in una visione d’insieme, di forte coesione territoriale che deve avere poi nelle fasce costiere il fiore all’occhiello di quel gioiello che è la Basilicata”.

A Potenza, però, il recupero dell’unità del Pd ha coinciso con l’ammutinamento di un assessore del Comune, Carmen Celi, che ha rifiutato di dimettersi dalla giunta De Luca parlando di mobbing politico e c’è stato anche un altro caso di espulsione dal partito di un esponente di Fronte democratico del circolo di Marconia-Pisticci. Che sta accadendo?

“C’è una Commissione di garanzia che è stata istituita all’indomani del congresso regionale, cosa che non avveniva da tempo, che si occupa del rispetto delle regole statutarie. E’ una commissione autonoma e non possiamo che prendere atto delle decisioni che assume”.

Il consiglio comunale del capoluogo si accinge anche a votare il primo bilancio riequilibrato dal dissesto. Il Pd continuerà a sostenere l'amministrazione De Luca fino al termine naturale del mandato nel 2019?

“Voglio essere netto: il bilancio del Comune di Potenza si riequilibra grazie all’impegno dei parlamentari lucani, della giunta regionale e della maggioranza consiliare per le risorse economiche trovate e messe a disposizione del capoluogo per evitarne il default. Faccio un esempio concreto: la questione dello stadio Viviani. Non si dimentichi che senza la Regione e quindi senza il centrosinistra e il Pd che dava al Comune di Potenza 32 milioni per uscire dal dissesto, il sindaco non era nella condizione di trovare nemmeno la metà delle risorse. E rammento a me stesso che l’altra metà è frutto del lavoro dell’ex assessore Donatella Cutro e della Regione sull’Iti rispetto ai fondi europei. Dopo questo, per coerenza politica nelle candidature iniziali, noi avevamo un altro candidato sindaco che era Luigi Petrone e un altro programma, eravamo alternativi e completato questo percorso emergenziale torniamo con massima coerenza ad essere tali”.

A Matera, invece, un assessore regionale in carica come Luca Braia ha contestato la scelta propiziata dal Governatore dell'ex sindaco Salvatore Adduce come presidente della fondazione Matera 2019. Polemica archiviata col ritiro della proposta di azzeramento della giunta regionale prima del voto per Santarsiero?

“Salvatore Adduce è persona di qualità così come non dobbiamo dimenticare il buon lavoro fatto da Aurelia Sole. Mi auguro che tra di loro continui una proficua collaborazione. Detto questo credo che le parole di Luca fossero dettate da questioni di natura metodologica e frutto di valutazioni a caldo subito dopo il voto del 4 marzo. Ora ritengo però, che anche quelle vicende e quelle polemiche siano state superate. In ogni caso ripeto: non è più il momento di pensare alle persone ma è il tempo della politica”

Sa che si sta guadagnando precocemente l'etichetta di ultimo "giovane vecchio" della politica lucana?

“Devo dire la verità questa mi risulta nuova. Anzi le confesso che i miei più stretti collaboratori spesso dicono che sono troppo ‘young’ (ride ndr). In ogni caso se dovessi pensare a chi prima di me è stato etichettato in questa maniera e poi al futuro che ha avuto ne sarei quasi orgoglioso. Di contro, in realtà, credo che invece serva una forte scarica di vitalità per rigenerare questo Partito democratico. Ed io penso di essere giovane non poco”.

Quanto influiscono anche in Basilicata le dinamiche nazionali sulla formazione del governo?

“Innanzitutto sono due mesi che si è votato e ancora non abbiamo un Governo. Questo testimonia l’assoluta incapacità di mantenere gli impegni da parte del Movimento 5 Stelle e della Lega di Salvini. Se poi la devo dire tutta, credo che se un errore c’è stato è stato quello di non votare a favore della Riforma costituzionale del 4 dicembre 2016. Perché se avessimo avuto quel nuovo quadro costituzionale, oggi avremmo già da tempo un Governo. La mia posizione è conforme a quella che ho votato nella Direzione nazionale del Partito democratico di qualche settimana fa: siamo alternativi. Ovviamente seguo con attenzione quello che accade in queste ore e attendo la convocazione degli organismi nazionali per approfondire ciò che emergerà”.

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