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Modello Rotondella: così un piccolo centro rinasce grazie ai “forestieri”

Basilicata
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Rotondella, luglio 2016: torneo di bocce italo-curdo, i vincitori sono Erdogmus ed Elcik (al centro)
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ROTONDELLA (MT) – Nelle ore dello sgombero della «giungla di Calais» e dell’innalzamento del muro di Gorino per non far entrare i rifugiati nel paesello del Ferrarese, la Basilicata incassava il plauso del governo per le sue iniziative pro-migranti, con il governatore ricevuto in pompa magna a Roma dal sottosegretario Gozi: eppure al di là della disponibilità della Regione ad accogliere nei propri confini il doppio dei profughi stabiliti dalle “quote” (2mila anziché mille), e ben prima del progetto del magnate egiziano Sawiris («così creerò occupazione anche per i lucani» il suo motto) esiste una Basilicata profonda che fa leva sugli innesti esterni anche per ravvivare un tessuto demografico in preoccupante contrazione.

È il caso di Rotondella: in una popolazione di 2702 abitanti, duecento residenti – per la precisione 199 – non sono lucani. Si va dai 21 curdi – che s’impiantarono qui quindici anni fa, in concomitanza con quelli accolti sulla sponda jonica calabrese quando l’attuale sindaco di Riace, Mimmo Lucano, era un attivista – ai 109 albanesi, cui si aggiungono 62 rumeni, 4 indiani, 2 polacchi e un ucraino.

«Il processo di integrazione – scrive l’antropologo Giuseppe Melillo sul blog “Tra cielo e mandarini” – ha visto il realizzarsi di una realtà multietnica in cui la comunità rotondellese è stata protagonista».

Come dire che nella regione che si spopola e invecchia e cova, non solo sui social, un livore per l’altro-da-sé direttamente proporzionale all’aumento della povertà, piccole nicchie di umanità vedono convivere comunità così distanti eppure vicine. È un modello di sviluppo “ibrido” che, se regolamentato e normato come proprio Melillo teorizzava qualche settimana fa intervistato dal Quotidiano, può rappresentare un’opportunità di rinascita sociale ma anche economica.

FOCUS > QUANTI SONO GLI STRANIERI IN BASILICATA

Ma cosa fanno gli stranieri di Rotondella? Sono specializzati ognuno in base al loro know-how, come dicono gli anglofili: edilizia, pastorizia ma anche ristorazione e simili. Ecco la situazione che riguarda il nucleo originario di profughi dal Kurdistan, in particolare: «Dell’originario gruppo di 38 curdi – spiega ancora Melillo – , alcuni (dall’arrivo nel 2001 – ndr) si sono spostati verso altri luoghi per motivi di lavoro o per ricongiungersi ai familiari. Altri hanno deciso di rimanere facendosi raggiungere dai propri cari. Oggi la comunità curda di Rotondella conta 21 persone diverse per età e per professione. All’ufficio anagrafe del comune risultano: un avvocato, un ragioniere, un elettrotecnico, 3 operai, 3 casalinghe, un pensionato a cui si aggiungono 10 studenti e un infante». Quanto basta per ipotizzare che la comunità curda, al pari di quella albanese, metterà radici nella Basilicata multietnica. Che forse a qualcuno non piace ma intanto è un fatto, benché spesso sfugga ai dossier e alle cifre ufficiali.

E poi ci sono le micro-storie: «Il Rotunda Maris, squadra di calcio che milita in Promozione, ha tra i suoi protagonisti anche un giocatore curdo. Alcuni hanno acquisito la cittadinanza italiana. Abdulmecit Elcik, nel marzo del 2010, a seguito del decreto di concessione della cittadinanza a firma del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato il primo a giurare sulla Costituzione Italiana. Da quel 22 marzo altri 9 curdi hanno ottenuto la cittadinanza italiana».

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