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L’odissea degli insegnanti lucani, tra precari e chi spera di tornare in regione

Basilicata
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POTENZA – Appesi allo scorrimento di una graduatoria che secondo una stima catastrofica potrebbe “spirare” solo tra quarant’anni, ben 1.110 insegnanti lucani attendono notizie sul proprio futuro. Sono over 40, e molti di loro – scriveva ieri il sito specializzato Tuttoscuola – nel frattempo hanno iniziato altri lavoro.
Si tratta dei maestri e insegnanti delle cosiddette “Graduatorie ad esaurimento”: nate dieci anni fa per assorbire decenni di elenchi permanenti – una fissità che però è venuta da subito meno, in più di un’occasione, per mano giudiziaria o politica –, in Basilicata sono arrivate a contare 1.138 nomi (663 per la scuola dell’infanzia e 475 nella Primaria). Il portale, uno dei più documentati in assoluto del settore, riporta anche la percentuale degli “aspiranti prof” iscritti che rimarranno senza un posto nei prossimi 10 anni: sono il 53,1% nell’Infanzia e il 39,5% nella Primaria.
In questo secondo caso, l’attesa sarà meno snervante, se si pensa che serviranno 14 anni per esaurire le graduatorie nelle Primarie a fronte dei 41 nella scuola dell’infanzia (dati al netto delle insegnanti nate a cavallo degli anni Cinquanta-Sessanta che intanto avranno superato l’età massima per essere assunte in ruolo).

Buona scuola, un terzo delle cattedre assegnato a docenti delle 3 regioni confinanti

L’odissea degli insegnanti in Gae – l’anno scorso erano 1.232 solo nella provincia di Potenza (dati Usr) – è uno dei temi con cui la Basilicata si confronta da tempo senza grossi esiti, come nel caso del dimensionamento scolastico: Laura Bianco, rappresentante dei docenti Gae della Basilicata, da tempo sollecita le istituzioni regionali a dare risposte: «Si individuino i numeri dei pensionamenti per conoscere i posti che nei prossimi anni andranno a ruolo al 50% ai docenti Gae come previsto per legge – incalzava meno di un anno fa in quarta Commissione consiliare –; si adottino politiche in sostegno del sistema istruzione mediante la realizzazione di progetti ponte attingendo dalle risorse del Fondo Sociale Europeo per progetti educativi che coinvolgano non solo il sostegno ma anche le discipline comuni; si attivi un protocollo d’intesa Regione-Miur che preveda che le ore residue derivanti da organico di diritto vengano assegnate ai docenti Gae e sospenda il comma 131 della legge 107/2015 relativo al divieto di supplenze oltre i 36 mesi». Un altro anno è passato e poche risposte sono arrivate.
Quella della Gae è un’odissea seconda solo a quella dei docenti «deportati» della Buona Scuola che a un’estate dall’arrivederci alla Basilicata attendono schiarite sul loro eventuale rientro: la Flc Cgil dice che saranno 165 quelli che torneranno definitivamente (il sottosegretario aveva sparato 290) e spiega che molte caselle saranno occupate da insegnanti non lucani. A Potenza i trasferimenti interprovinciali in entrata, vale a dire i docenti titolari in altre regioni che hanno ottenuto il trasferimento in provincia di Potenza, tra posto comune e posto di sostegno, sono complessivamente 167: 21 per la scuola primaria, 61 per la scuola media e 85 per la scuola superiore. Ma non tutti sono lucani. Più di un terzo, e precisamente 66, appartengono a regioni e province limitrofe (Campania, Puglia e Calabria) e ad esempio, nella scuola primaria, dei 21 docenti rientrati su Potenza, 1 soltanto è lucano, mentre 20 sono campani e calabresi. A Matera sono rientrati 98 docenti (11 per la primaria, 39 per il I grado, 48 per il II grado): di questi 34 appartengono ad altre regioni (prevalentemente della Puglia).

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