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Calciatori in campo ma non tesserati: che fanno i dirigenti?

Calabria
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ROBERTO SAVERINO

Giornalista pubblicista, scrive per il Quotidiano dal luglio del 1998, occupandosi prettamente di calcio dilettantistico.


Per poter giocare bisogna fare solo una cosa, obbligatoria, ma chiarissima, ossia bisogna essere tesserato. Vi è un’apposita procedura on line da seguire e poi si può scendere in campo. La regola è lapalissiana. La dovrebbero conoscere tutti, ma il condizionale è d’obbligo, perché dalla lettura dei comunicati ufficiali, in questo avvio di stagione si prende atto che diverse partite delle categorie minori o in ambito giovanile (cosa ancora più grave) sono state date perse a tavolino proprio perché qualche società ha fatto giocare dei calciatori non regolarmente tesserati.
Viene da chiedersi, allora, cosa fanno i dirigenti delle società? Perché giocano dei calciatori, anche ragazzi, non in regola? E’ questo l’insegnamento che viene dato ai propri giovani?
Ed ancora: vengono fatti regolarmente dei corsi per dirigenti sportivi, dove si spiegano anche le regole relative ai tesseramenti ed alle pratiche da seguire. Chi svolge questi corsi si prende un bell’attestato da attaccare al muro e, a conti fatti, si qualifica. Ma poi perché non rispetta le regole? Le società hanno ben compreso l’importanza di certe cose? I dirigenti sanno mettere in pratica quello per cui si sono qualificati? Solo sviste e distrazioni? Incapacità o altro? O si pensa di essere sempre i più furbi?
Certo è che il calcio dilettantistico calabrese non finisce mai di stupire.

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