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Clan Mancuso, il ruolo di noti commercialisti per garantire
la crescita delle aziende legate alla cosca vibonese

Calabria

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CATANZARO – L’offensiva della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro non si ferma. E nell’elenco delle trentotto persone raggiunte dall’ordinanza di custodia emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro Tiziana Macrì spuntano i nomi anche di due catanzaresi. Quelli dei commercialisti: Ercole Antonio Palasciano di 52 anni e Giuseppe Ierace di 52 anni, entrambi molto conosciuti in città. Soprattutto Palasciano che sarebbe anche componente dell’ordine commercialista di Catanzaro e assieme a Ierace è rimasto coinvolto nell’inchiesta della Procura di Catanzaro relativa al fallimento della Minerva Airlines (il procedimento si chiuse poi per intervenuta prescrizione). Al centro dell’indagine denominata “Black money 2” la cifra di trenta milioni di euro che sarebbe stata sottratto al fisco con un’evasione di imposta accertata dai finanziari del Gico per 14 milioni di euro. E proprio l’evasione fiscale, secondo la ricostruzione del gip, sarebbe stata possibile grazie al connubio tra alcuni personaggi legati alla cosca Mancuso e quello che gli inquirenti hanno definito «il volto imprenditoriale» della cosca. Per i commercialisti l’accusa contestata è, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale ed al riciclaggio. 

Dalle indagini condotte dal Gico e dalla Dda, infatti, non sono emersi  collegamenti o vicinanze personali tra loro e ambienti evidenti della criminalità organizzata.  A leggere le accuse ricostruite nell’ordinanza del gip Palasciano viene definito come «ideatore ed organizzatore del sodalizio criminoso, con il compito di ricercare ed attuare, sotto il profilo contabile e fiscale, le migliori strategie per il raggiungimento degli obiettivi preposti nonché concludere per conto di Velardo Antonio e per il tramite della Prius  srl, redditizie operazioni immobiliari nelle quali reimpiegare i proventi illeciti derivanti dall’evasione fiscale». Nel momento dell’arresto, Palasciano ha avuto un malore ed è stato portato in ospedale per accertamenti. Subito dopo i controlli dei medici è stato condotto in carcere. Mentre gli investigatori identificano Giuseppe Ierace quale «partecipe del sodalizio criminoso, con il compito di supportare la realizzazione ed il raggiungimento degli obiettivi preposti interagendo personalmente presso la Direzione della  Banca Intesa – Filiale di Milano per agevolare – sostiene il giudice nell’ordinanza - l’accensione dei conti correnti da intestare alle società Tudor Investment srl ed Esecutati Sos srl. e sui quali far confluire i proventi frutto di evasione fiscale eludendo i presidi posti dalla normativa antiriciclaggio». A testimonianza di queste accuse nell’ordinanza vengono citate diverse intercettazioni telefoniche.  Fino a questo punto una sommaria ricostruzione dell’accusa contro la quale, nel corso dell’interrogatorio di garanzia che si terrà nelle prossime, Palasciano e Ierace potranno fornire la propria versione dei fatti e dimostrare l’estraneità ai fatti contestati.

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