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Scandalo in Vaticano, la calabrese Chaouqui

pronta a chiedere lo status di rifugiata italiana

Calabria
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E' INIZIATO il processo per l'inchiesta che ha sconvolto il Vaticano tra fughe di notizie e documenti riservati che sarebbero stati passati all'esterno. Intanto, la calabrese Francesca Immacolata Chaouqui si sfoga su Facebook con un post che sa di protesta nei confronti delle regole della Santa Sede. Ma la svolta nel processo arriva in serata, quando l'avvocato Giulia Bongiorno annuncia l'ipotesi che Chaouqui possa dichiararsi rifugiata politica in Italia

La giornata si era aperta con le parole della calabrese: «Poche ore al processo. Prego - scrive Chaouqui - e mi chiedo la ragione per cui Gesù mi sta sottoponendo a questa prova». Nel suo messaggio, Chaouqui ha ricordato di essere in gravidanza e che il suo avvocato, Giulia Bongiorno, non è stata ammessa come suo legale per la difesa: «Saremo in sei domani. C'è un mini imputato di 17 millimetri che con sua madre andrà in aula senza il suo avvocato di fiducia: Giulia Bongiorno a cui avevo scelto di affidare non un processo penale - dichiara - ma quello all'anima di una cristiana che per il Papa avrebbe dato la vita e che ora è accusata di averlo tradito. L'avevo fatto non solo perché Giulia è l'avvocato più bravo d'Italia, ma per l'umanità, la forza, il coraggio di questa donna. Una di quelle persone con cui affronteresti le tempeste. Una che tiene la barra dritta sempre. Leale, forte, eppure dolce. Un gigante come le dico sempre».

Nell’udienza di oggi ha sostenuto Chaouqui,  «ripresento l’istanza per avere il mio difensore al mio fianco in questa prova, se non l'accolgono il Vaticano si macchierà del delitto di avermi negato in un processo di importanza vitale l’unica persona che avrei voluto con me». 

Sono cinque i rinvii a giudizio al termine dell’indagine: oltre alla Chaouqui, monsignor Lucio Vallejo Balda, il suo collaboratore Nicola Maio, e i giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, autori rispettivamente dei libri ‘Via Crucis’ e ‘Avarizia’, da cui è scaturita l’inchiesta. 

In un secondo post, in cui Chaouqui appare in una foto con alcune delle persone coinvolte nelle indagini e Papa Francesco, aggiunge: «Dovevamo cambiare tutto. E invece? Ho creduto in quel gruppo più che in qualsiasi altra cosa. E invece?».

In aula, sono tutti del foro vaticano i cinque legali che assistono altrettanti imputati nell’ambito dell’inchiesta Vatileaks 2, ma sulla possibilità per gli imputati di poter essere rappresentati da legali di fiducia deciderà il presidente della Corte d’appello.

Lo ha stabilito il presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Dalla Torre, nel corso della prima udienza che si è svolta stamani in Vaticano. La decisione, dunque, avverrà nei prossimi giorni dal momento che il magistrato che dovrà decidere si trova fuori sede.
Nel dettaglio, mons. Vallejo Bala è rappresentato dall’avvocato di ufficio, Emanuela Bellardini ma il sacerdote, che si trova nella cella della Gendarmeria vaticana, ha chiesto di avere, in aggiunta un legale di fiducia. Stessa richiesta avanzata dal giornalista Gianluigi Nuzzi, rappresentato da Roberto Palombini. Francesca Immacolata Chaouqui è difesa da Agnese Camilli, Nicola Maio, ex collaboratore di Balda alla Cosea, è difeso da Rita Claudia Baffioni.

La svolta annunciata, invece, dall'avvocato Bongiorno cambia le carte in tavola, con lo stesso legale che ha evidenziato: «Dopo le innumerevoli compressioni del diritto di difesa, la mia assistita Francesca Chaouqui sta valutando di astenersi dalla partecipazione al procedimento in Vaticano, invocando il suo "status" di rifugiata nel territorio italiano ai sensi dell’art. 22 del Trattato del 1929 con la Santa Sede, essendo peraltro incolpata di reati politici».

«Faccio presente - aggiunge l'avvocato Bongiorno - che le autorità vaticane hanno inspiegabilmente rigettato, per la seconda volta, la mia richiesta di assistenza difensiva (mentre in passato per altri casi mi era stata accordata); aggiungo che la mia assistita non ha ancora avuto la possibilità di esaminare compiutamente le presunte prove a carico, essendole stato permesso soltanto di dare una fugace lettura alle carte processuali direttamente in udienza. Da esse sono, comunque, emerse 'ictu oculì una serie di fantasiose calunnie in relazione alle quali ha già sporto denuncia-querela nei confronti di Mons. Balda».

«Rilevo con stupore - dice ancora Giulia Bongiorno - che tutto ciò sta avvenendo mentre Francesca Chaouqui si trova nella delicata situazione personale di una gravidanza a rischio, che l'ha costretta a recarsi più volte in ospedale».

«In questo contesto, a dir poco surreale - prosegue - sono stati messi a repentaglio non soltanto il diritto di informazione e le facoltà di difesa, ma anche i diritti umani più elementari (dentro e fuori il processo penale)».

«Come cittadina italiana - dice il legale - la mia assistita indirizzerà, pertanto, una formale richiesta di aiuto alle Autorità di seguito indicate: Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro degli Affari Esteri, Ministro della Giustizia, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione, Commissario per i Diritti Umani, Rappresentante OSCE per la libertà dei Media, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma».

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