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San Carlo, il cardinale Bertone inaugura
il “Bambino Gesù”: «Lasciate che i piccoli si curino qui»

Calabria

Il segretario di Stato vaticano ai medici: «Abbiate cuore oltre alla professionalità». E ai giornalisti: «Lasciamo i corvi nella boscaglia e guardiamo alle colombe che volano»

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POTENZA - «Abbiate cuore buono». E’ questo il primo messaggio che il segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone rivolge al personale medico che lo aspetta nell’ingresso degli uffici dell’ospedale San Carlo. Ad accoglierlo ci sono tutti: dal presidente della Regione, Vito De Filippo, al sindaco Santarsiero, dal prefetto Antonio Nunziante, al questore Romolo Panico. Tarcisio Bertone arriva accompagnato dal vescovo, Agostino Superbo. E’ una visita ufficiale: il protocollo impone un rigido copione, ma il cardinale sa che quello che è venuto a visitare e benedire non è un reparto come un altro e ci vuole cuore oltre che professionalità. E poi serenità e coesione e lo ripete più volte ai medici riuniti per salutarlo. A Potenza il cardinale è lontano «dai corvi» del Vaticano - come li definisce in un brevissimo incontro con i giornalisti - qui bisogna «guarduare le colombe che volano», dice riferendosi al logo del reparto pediatrico del Bambino Gesù che ha pochi minuti prima benedetto. E quella benedizione dà il via ufficiale alle attività del Bambino Gesù al San Carlo di Potenza. «In realtà - specifica il presidente De Filippo - il personale è già al lavoro da qualche settimana. Ora il nostro sistema sanitario sarà in grado di offrire, in campo pediatrico, servizi di eccellenza con altissimi standard di qualità. Il benessere del bambino è uno degli indicatori principali per comprendere il grado di civiltà di una comunità, per questo noi puntiamo al benessere del bambino». Un’opportunità la presenza del Bambino Gesù e lo fa capire con un esempio concreto il direttore generale dell’ospedale San Carlo, Andrea Des Dorides: «Mi hanno informato - dice - che proprio ieri ha chiamato una mamma di Rossano Calabro che ha in cura il figlio al Bambino Gesù di Roma. Ha preso un appuntamento e ci ha ringraziato perché d’ora in poi non dovrà più fare viaggi infiniti per curare il figlio».
Ed è proprio questo che il cardinale vuole sottolineare: «Un accordo tra due istituzioni può essere un semplice contratto da rispettare e a cui attenersi, o molto più. Realizzare una rete pediatrica, di persone prima che di strutture, com’è stato fatto in questa regione, significa rendere le distanze meno limitanti, avvicinare chi è in cerca di risposte di salute e chi può fornirle. Quando mi parlarono per la prima volta di quel che si voleva realizzare in Basilicata, il mio pensiero andò subito alle tante famiglie che non esitavano a fare anche centinaia di chilometri, andando lontano da casa per inseguire un’opportunità di cura per la malattia di un figlio. Ho parole cariche di speranza e di gratitudine verso chi cura i propri figli e chi ha consentito di realizzare questa iniziativa che è una risposta di salute verso i bambini lucani e del Mezzogiorno tutto».
Per il cardinale Bertone, «l’attenzione verso i piccoli, particolarmente i più disagiati, è da sempre una priorità dell’etica cristiana, sulla base degli insegnamenti del Vangelo». E a rappresentare il Bambino Gesù c’è un altro uomo del Sud, Giuseppe Profiti, che ha sottolineato i tempi brevi con cui l’accordo è stato messo in atto. «Non ho molto da dire - spiega - dobbiamo solo dimostrare. Sicuramente questo accordo è un patto tra eguali, non un tendere la mano. Qui in Basilicata abbiamo trovato livelli molto alti e anche la risposta è stata immediata. Tempi da record e poi entusiasmo e capacità che non abbiamo trovato altrove. Questo progetto si svilupperà». E nell’Auditorium - pieno di sindaci, prelati, pazienti e operatori - appare anche il senatore a vita Emilio Colombo, quasi a sugellare l’unione tra Roma e la sua Basilicata.
«La sfida della pediatria del futuro - ha commentato l’assessore alla Sanità, Attilio Martorano - è di promuovere, in età infantile, la salute dell’adulto. Perciò la Regione ha messo al centro delle politiche sanitarie il bambino. Una scelta strategica che, come dimostrano i dati sulla mobilità passiva pediatrica, che ha i massimi livelli in Val D’Aosta, Molise e Basilicata, cioè le tre regioni meno popolate d’Italia, non ha alternative: la migrazione sanitaria o la si subisce o la si contrasta facendo massa critica e sistema». E anche Santarsiero sottolinea: «Il reparto pediatrico Bambino Gesù è una struttura di grande pregio destinata ad arricchire e rafforzare l’attività sanitaria del nostro ospedale grazie alla preziosa collaborazione con il Policlinico Pediatrico, tra i più moderni e attrezzati dell’intero Paese, notoriamente gestito e sostenuto dalla Santa Sede».
Dopo la cerimonia bisogna ora passare ai fatti. Il cardinale lascia velocemente l’Auditorium - si fermerà poi qualche minuto anche all’Hospice oncologico per un breve momento di preghiera - mentre in ospedale riparte l’attività.

Antonella Giacummo

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