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Una battaglia di dignità che riguarda tutta l'Italia

Calabria

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EGREGIO direttore, vogliamo esprimere la nostra piena condivisione all'iniziativa del suo giornale che consiste nel dedicare la giornata dell'8 marzo alle 3 donne collaboratrici di giustizia, Maria Concetta Cacciola, Giuseppina Pesce e Lea Garofalo che si sono ribellate alla ’ndrangheta e hanno denunciato le loro famiglie per amore dei propri figli, sperando di salvarli da un destino segnato. Siamo donne provenienti da quasi tutte le regioni d'Italia, e rappresentiamo altre donne in quanto coordinatrici dei dipartimenti donne di Italia Dei Valori delle nostre regioni, con convinzione aderiamo alla sua iniziativa, importante in quanto dà la possibilità ad un numero elevato di persone, gruppi, associazioni, di esprimere il proprio pensiero a riguardo, ma anche perché mantenere alta l'attenzione per un periodo così lungo sulle storie di queste tre donne vuol dire costruire un patrimonio culturale e civile che rimarrà nella memoria di tutti noi a lungo.
Noi non viviamo in Calabria, anche se qualcuna tra noi è di origine calabrese, siamo venute a conoscenza dell'iniziativa attraverso la coordinatrice regionale donne della Calabria Maria Antonietta De Fazio che ci ha inviato i link per leggerla sulla versione web del suo giornale, e subito abbiamo accolto il suo invito. La nostra adesione non è un atto formale o una semplice espressione di “solidarietà”, espressa da lontano, ma vuole essere una condivisione di una battaglia di legalità, di giustizia e di dignità che non deve essere relegata alla sola Calabria, ma riguarda tutta la nostra nazione nella sua interezza. I fenomeni mafia, ’ndrangheta e camorra sono già da tempo diffusi su tutto il territorio italiano quindi non possiamo considerarli come dei problemi che riguardano “altri” lontano da noi, ma ci riguardano direttamente e non possiamo rimanere a guardare, ma dobbiamo anche noi essere protagoniste di un reale cambiamento.
Giuseppina, Lea e Maria Concetta hanno avuto il coraggio di ribellarsi ad un “modus vivendi” che evidentemente non apparteneva loro e la violenza che hanno subito è significativa di come questa “ribellione” fa paura alla ’ndrangheta, perché il loro messaggio potrebbe essere raccolto da altre donne così da provocare un effetto devastante per l'organizzazione criminale.
Anche noi dobbiamo fare la nostra parte per cercare di scardinare i capisaldi su cui si basa la cultura mafiosa, diffondendo al contrario la cultura della legalità, in particolare della legalità dei diritti, che spesso per alcune fasce di popolazione è solo un'utopia, e contemporaneamente abbandonare la nostra tendenza all'indifferenza e al silenzio. Le storie di queste tre donne collaboratrici di giustizia non devono essere dimenticate, ma è necessario che vengano conosciute anche oltre i confini della Calabria, perché costituiscono un valore comune per tutte le donne.

Maria Franca Marceddu (Coordinatrice regionale donne IDV Sardegna)
Ornella Speciale (Coordinatrice regionale donne IDV Sicilia)
Brunella Massenzio (Coordinatrice regionale donne IDV Basilicata e Presidente del Consiglio Comunale città di Matera)
Caterina Pace (Coordinatrice regionale donne IDV Campania e Capogruppo IDV alla Provincia di Napoli)
Marina Suma (Coordinatrice regionale donne IDV Puglia)
Maria Teresa D'Achille (Coordinatrice regionale donne IDV Molise)
Annina Botta (Coordinatrice regionale donne IDV Umbria)
Lucia Proto (Coordinatrice regionale donne IDV Abruzzo)
Carmela Brunetti (Coordinatrice regionale donne IDV Emilia Romagna e Vicesindaco di Casalecchio di Reno)
Patrizia Saccone (Coordinatrice regionale donne IDV Liguria)
Franca Longo (Coordinatrice regionale donne IDV Veneto)
Idanna Matteotti (Coordinatrice regionale donne IDV Lombardia)
Paola Schiratti (Coordinatrice regionale donne IDV Friuli Venezia Giulia, Consigliere provinciale Udine e Presidente Comitato Donne Resistenti)
Iris Franceschini (Coordinatrice regionale donne IDV Alto Adige)

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