Salta al contenuto principale

Petrolio criminale. Intervista al figlio
del pastore morto di tumore: "Adesso ho paura"

Calabria

«Portava le pecore lassù. Anche il vicino che ha denunciato e una signora che comprava il formaggio da lui hanno fatto la stessa fine. Io di quelle cose lì non mangio più nulla»

Tempo di lettura: 
4 minuti 5 secondi

«PAPÀ è morto di un tumore perchè proprio sotto i terreni che coltivavano c’era tutta questa roba... tutti questi rifiuti tossici. Infatti adesso è tutto sotto sequestro».
Ha quasi quarantaquattro anni Rocco Lombardi, figlio di Giuseppe (in foto), l’affittuario che da sempre ha lavorato sui campi della famiglia Varuolo, a Serra d’Eboli, nel Comune di Corleto, un posto che la gente del posto chiama soltanto “la montagnola”. Rocco risponde da Siena dove vive con la sua famiglia. Ha lasciato il suo paese e dopo tutto quello che è successo non sembra intenzionato a ritornare. Con sè si porta il vuoto per la perdita del genitore, l’amarezza e la frustrazione di tanti emigrati più un incubo che solo gli abitanti delle valli del petrolio hanno imparato a conoscere negli scorsi anni: il tumore.
«Anche un cugino di mio padre che stava sempre lì vicino è morto per tumore, Antonio De Lorenzo. Lui era quello che per primo ha denunciato tutto ai carabinieri, quello che ha raccontato dei fanghi che venivano sversati nei terreni. Era anche giovane: aveva quarant’anni o poco più. Poi è morta una signora che prendeva sempre formaggio e roba da noi. Sempre per tumore. Anche lei aveva il campo per quelle zone: Rosa Catorcio».
Pensa davvero che tuo padre non sapesse cosa c’era sotto quei terreni?
«Mah... Anche se sapeva, si sa come sono fatti certi contadini giù da noi. Non è un fatto di arretratezza, ma... è gente alla buona, come si dice, no? Lui come andava a pensare a queste cose? Credo che qualcosa sapesse, forse aveva visto, ma non ne ho la certezza. Sono tanti anni che non sto più lì. Io ho anche lavorato in un altro pozzo su una nostra proprietà. Ma a Tempa Rossa non so. C’era la Pergemine all’epoca a perforare, una ditta francese. Poi c’era la Total, mi sembra».
Quando sono stati sequestrati i terreni erano arati da poco. Sa chi li ha lavorati nell’ultimo periodo?
«Mio padre è morto a marzo del 2008. Ora c’è mio zio, che sarebbe il fratello di mio padre, che sta mandando avanti anche i terreni nostri. Gli ho ceduto tutto. Io animali non ne ho più. Lì sì è contaminato tutto non solo cibo e bestie. Ora a quanto pare anch’io mi sono preso qualcosa. Ho problemi e sto facendo delle analisi. Ogni anno che scendevo prendevo qualcosa da papà quando scendevo in ferie. Noi facevamo un formaggio misto pecore-capre, macellavamo agnellini, tenevamo le galline, raccoglievamo in grano. Avevamo anche un orto privato».
Che tipo di problemi?
«Mi è cominciata a uscire qualche ciste addosso, ma non so da che dipende. Non penso di averci qualcosa, ma un po’ ho paura. Che devo fare? Ancora oggi quando scendo giù prendo qualcosa che mi dà mia zia, che cosa devo fare? Se ti danno un agnello lo butti? Ora sono due, tre anni che non lo sto prendendo più. In effetti è proprio da quando è successa questa situazione che sto prendendo poca roba. Anche il formaggio. Poi però uno pensa che il mondo è inquinato da tutte le parti. Lì adesso s’è scoperto ma ci sono di sicuro casi simili sparsi ovunque e nessuno lo sa. C’è l’eternit, c’è quello, c’è quell’altro. COmunque noi ci siamo affidati a un legale. Purtroppo mio padre è morto e non è che si può riportare in vita».
Avete denunciato l’accaduto?
«Io sono contro quest’inquinamento e sono pronto a dire tutto quello che so, anche se ho lavorato anch’io con le compagnie petrolifere per un periodo. Sono stato con la Saipem diciotto mesi e mi avevano proposto di tornare con loro alla fine del contratto, fare un corso e regolarizzarmi, ma non ne voglio più sapere. Ho messo su famiglia qui a Siena, moglie e figli, e non voglio allontanarmi dai miei».
Non è preoccupato per suo zio?
«Lui non ha famiglia, ma non so davvero chi gliela fa fare. Ha più di settant’anni ormai. Ad agosto di quest’anno anche io avevo quasi deciso di tornare giù. Volevo prendere casa a Potenza, però lì ormai stanno morendo tutti giorno per giorno. Poco tempo fa una ragazza a Laurenzana, 47-48 anni, sempre di tumore. Quindi a ripensarci mi sono detto: se devo stare giù e fare una vita sacrificata tanto vale che me ne sto qua, almeno è un’esistenza decente».
Crede che le compagnie che hanno effettuato le perforazioni dovrebbero pagare per i danni che hanno causato?
«Possono ridarci i terreni ma i morti chi li riporta in vita? Anche il figlio di De Lorenzo ha fatto causa ma non lo so. Alla fine con i soldi si compra tutto. Mangia il ricco e il povero è morto. Il mondo è stato sempre così e sempre così andrà avanti. Mio padre aveva un tumore al rene. E altre persone si ammalano ogni giorno. Alla fine tra tumore e cirrosi lì moriranno tutti in pochissimo tempo».

Leo Amato

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?