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Il lusso di scena nelle ville di Joppolo
27 richieste di rinvio a giudizio

Calabria

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VIBO VALENTIA - Procede a grandi passi l'inchiesta denominata “Chopin” sulle ville lussuosissime realizzate in località Judice, a Coccorino, frazione del Comune di Joppolo e sulle quali la procura di Vibo Valentia aveva a suo tempo posto l'attenzione in quanto, a seguito di un'informativa di Carabinieri e Corpo Forestale dello Stato, aveva rilevato presunte anomalie poiché quelle strutture sarebbero sorte su di un terreno a vocazione agricola, quindi, non edificabile in virtù delle concessioni che sarebbero state rilasciate dal Comune costiero. E, infatti, proprio la procura, nella persona del capo dell'Ufficio Mario Spagnuolo e del sostituto Vittorio Gallucci, titolare dell'indagine, ha depositato in cancelleria una richiesta di rinvio a giudizio per 27 delle 29 persone coinvolte nel caso. Una richiesta datata 24 febbraio scorso attraverso la quale la magistratura inquirente ritiene che ci siano tutte le condizioni affinché questi soggetti vengano sottoposti al giudizio di un togato. Per due cittadini di origine tedesca la posizione sarà stralciata in quanto non è stato possibile notificare sia l'avviso di conclusione indagini che, appunto, la richiesta di rinvio a giudizio.  Adesso spetterà al giudice per le udienze preliminari del tribunale di Vibo decidere se gli indagati, molti dei quali di origine polacca, tedesca e svizzera interessati ad una residenza nella splendida Costa degli Dei, dovranno sostenere il dibattimento. Al momento rischiano il processo Salvatore Vecchio (cl '32), Sabatino Panzitta (cl '57), Vincenzo Ciccone (cl '61)e, Giovanni Cocciolo (cl '61), Renata Iwona Gasinowicz (cl '63), Sisto Albino (cl '54), Giuliano Sterza (cl '56), Antonio Paparatto (cl '68), Alexander George Valentin Balass (cl '60), Pasquale Spinoso (cl '61), Wilfried Wolfang Spichala (cl '51), Simone Barth (cl' 51), Matthias Horst Thomas Mosler (cl '59), Emanuele Miano (cl' 60), Michelangelo Gennaro (cl '78), Armin Sueess (cl '58), Wojciech Mateusz Duda (cl '86), Pasquale Ferrazzo (cl '61), Margorzata Ewa Wikalinska (cl '71), Inez Miriam Baranowska (cl '88); Salvatore Grillo (cl '68), Michele Furci (cl '35), Domenico Saccomanno (cl '56), Martin Jerz Duda (cl '79), Ralf Sturm (cl '58) e Antonio Restuccia (cl '48). Stralciate, invece, le posizioni di Wolf Rudiger Geschke (cl '43), Geb Neumann Ilse Eva Geschke (cl '45). Per tutti le ipotesi di reato a vario titolo sono abuso di ufficio, omissione e violazione del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia.Nell'inchiesta, che la mattina del 25 gennaio 2010 aveva anche  portato  al sequestro di 11 ville, figurano un ex sindaco (Salvatore Vecchio), l'ex comandante della Polizia Municipale di Joppolo (Antonino Restuccia), il responsabile dell'ufficio tecnico dell'Ente (Sabatino Panzitta), progettisti (Giovanni Cocciolo e Giuliano Sterza), costruttori edili (Pasquale Spinoso e Antonio Paparatto), responsabili del procedimento (Pasquale Ferrazzo). Altre persone avrebbero testimoniato il falso davanti al tribunale a favore dei destinatari finali dei terreni sui quali sarebbero poi sorte le costruzioni al fine di farli loro acquisire per usucapione, che arriva dopo un periodo di 20 anni. All'ex sindaco Vecchio viene contestato il rilascio di una concessione edilizia a Renata Iwona Gasinowicz, una delle persone sulla quale è ruotata tutta l'inchiesta, per la costruzione di una residenza rurale alla quale seguiva la Dia per la costruzione di un campo da tennis e, infine, di una piscina. Il comandante della Municipale, Restuccia, deve, invece, rispondere solo del reato di omissione  d’atti d’ufficio. Lui che per 40 anni ha prestato servizio presso l'ente, fino al 31 dicembre 2009, avrebbe omesso, secondo gli investigatori, «di effettuare tempestivamente i dovuti accertamenti e controlli sull'attività edificatoria consistente in una vera e propria lottizzazione abusiva nel comune di Joppolo, e precisamente nella frazione Coccorino in località Judice, su fondi a vocazione agricola e che, quindi, mancavano di opere di urbanizzazione diventando, così, zone a forte rischio idrogeologico». Azione che avrebbe avviato, sempre secondo la procura, solo nel momento in cui «erano state avviate le prime indagini da parte di Carabinieri e Corpo Forestale». 

 

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