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I talebani colpiscono i bersaglieri in Afghanistan
Tre dei feriti vivono a Cosenza: c'è pure una donna

Calabria

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C'è ancora apprensione, nella caserma di Cosenza, per Monica Graziano Contraffatto, una dei cinque bersaglieri feriti nell'attacco talebano contro la base nella quale si trovavano anche i militari partiti in missione dalla città bruzia. La donna, siciliana ma residente in Cosenza, si trova in gravi condizioni. Sta meglio invece Salvatore De Luca, originario di San giovanni in Fiore, le cui condizioni sono state stabilizzate: i colpi di mortaio gli avevano causato ferite giudicate di «media gravità». Solo lievi, infine, le conseguenze per Nicola Storniolo, originario di Nicotera ma residente anch'egli nella città bruzia. I tre appartengono al primo reggimento bersaglieri di stanza a Cosenza, che dai primi di febbraio ha iniziato a operare in Afghanistan. Proprio inoccasione della cerimonia di saluto nella caserma della città bruzia, il comandante Luciano Carlozzo sottolineò la difficoltà della missione.

L'attacco avvenuto sabato ha causato anche una vittima: si tratta di Michele Silvestri, 34 anni, appartenente al 21mo reggimento Genio di stanza a Caserta. Altri due bersaglieri hanno riportato ferite: si tratta di soldati del 41esimo reggimento artiglieria Cordenons e l'altro del 21esimo reggimento Genio Guastatori di Caserta.

L'offensiva talebana è stata condotto a colpi di mortaio alle 14,30 ora italiana (le 18 in Afghanistan). I militari si trovavano nella base operativa avanzata denominata 'Ice' che si trova nel Gulistan, la regione del Sud-Est afghano di responsabilità italiana, che solo da poco è su base primo reggimento Bersaglieri di stanza a Cosenza. Gli uomini della task force devono controllare un territorio vasto 24 mila chilometri quadrati, abitato da poco meno di 130 mila persone. 

Il distretto del Gulistan, nella provincia di Farah, a ridosso del profondo sud talebano dell’Afghanistan, si conferma una delle aree più calde tra quelle affidate alla responsabilità dei militari italiani: l'attacco di oggi all’avamposto Ice, che ha provocato la morte di un militare e il ferimento di altri cinque, è solo l’ultimo di una lunga serie. Decine gli attacchi e gli attentati subiti.   In questa zona, il 9 ottobre 2010, gli insorti presero di mira un convoglio di blindati che scortava una settantina di mezzi civili: uno dei veicoli su cui viaggiavano gli italiani saltò in aria su un ordigno e morirono i primi caporal maggiori Gianmarco Manca, Francesco Vannozzi e Sebastiano Ville e il caporal maggiore Marco Pedone.   Oltre ai convogli, ad essere esposte ai rischi maggiori sono proprio le basi avanzate: Ice, appunto, e quella denominata 'Snow', dove il 31 dicembre 2010 venne ucciso da un cecchino l'alpino Matteo Miotto. Si tratta di avamposti che vengono presi di mira quasi ogni giorno e nei quali bisogna guardarsi anche dai possibili infiltrati. 

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