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Tutti dal prefetto per difendere l'ospedale di Serra San Bruno

Calabria

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SERRA SAN BRUNO - «Il Comitato Civico Pro-Serre ha vinto una battaglia, ma la guerra in difesa dell’ospedale di Serra San Bruno continua, nella convinzione sempre più forte che solo i cittadini, ormai, possono difendere i propri diritti e possono difendere se stessi dalla malapolitica che ha emarginato e mortificato il nostro territorio». Lo affermano gli stessi organi del Comitato Pro-Serre che nella serata di ieri ha messo fine all’occupazione del Municipio perché  il prefetto ha accettato di incontrare, questa mattina alle 10, una delegazione del Comitato. «Quella di sabato è stata una giornata storica per il comprensorio delle Serre. Almeno 4mila persone – fanno sapere dal sodalizio civico - hanno risposto all’appello del Comitato, scendendo in piazza per chiedere dignità per un popolo a cui è stato tolto il diritto alla salute con dei tagli scellerati che hanno penalizzato territori deboli a favore di altri più forti. Non era mai successo nella storia di Serra – e per questo è da lodare la sensibilità dimostrata dai commercianti – che tutti i negozi e le attività commerciali chiudessero simultaneamente in segno di protesta civile». Un serrata, quella della mattinata di sabato che nella storia del comprensorio serrese è senza precedenti, perché ha coinvolto tutta Serra e anche molti altri paesi del comprensorio. «Il Comitato, dopo lo storico sciopero generale, ha deciso di occupare il Municipio serrese come atto estremo di protesta. La condizione per mettere fine all’occupazione era di poter avere la certezza di essere ricevuti dal commissario ad acta Scopelliti. Nessuno, a partire dai vertici dell’amministrazione comunale serrese che in campagna elettorale cavalcava il “binomio Comune-Regione”, è stato in grado di farci pervenire una comunicazione, una telefonata, un fax dalla segreteria di Scopelliti con la data e l’ora dell’incontro. Preso atto dell’inadeguatezza a rappresentare i diritti dei cittadini-elettori, invitiamo i sindaci a dimettersi – come promesso ieri di fronte a migliaia di persone – se entro la prossima riunione della conferenza dei sindaci non si otterrà un incontro con Scopelliti. L’invito a dimettersi è rivolto anche a tutti i rappresentanti eletti del territorio, dai consiglieri comunali a quelli provinciali fino a quelli regionali». Il Comitato ha inoltre chiesto «a S.E. il Prefetto di Vibo Valentia in quanto unico rappresentante dello Stato in cui nutriamo ancora fiducia. L’aver accettato subito la nostra richiesta dimostra la sensibilità del Prefetto su un tema che va ad incidere sulla sopravvivenza stessa del territorio. Dopo l’incontro con il Prefetto, siamo pronti a mettere in atto forme di protesta ancora più clamorose, questa volta nei palazzi che contano, insieme ai comitati degli altri tre paesi sede di ospedale di montagna. Grazie a chi ci ha sostenuto finora, a tutta la gente che ci ha dato solidarietà e sostegno. Grazie ai commercianti. La nostra battaglia è la battaglia di tutti. Un popolo che non lotta per la propria salute è un popolo senza dignità». Serra San Bruno nella mattinata di sabato si è fermata, mettendo in atto uno sciopero generale senza precedenti per dare un segnale forte di protesta contro il pesante ridimensionamento del locale presidio ospedaliero, ridotto a soli 20 posti letto di medicina dopo l’attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario. Allo sciopero, nato per iniziativa del Comitato civico Pro-Serre, hanno aderito i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Slai Cobas, molti partiti politici, movimenti e associazioni operanti sul territorio, nonché numerosi sindaci della zona delle Serre. I commercianti serresi, in massa, hanno messo in atto una serrata mentre un corteo di alcune migliaia di persone partito nella mattinata da piazza Mons. Barillari (chiesa Matrice) ha attraversato tutto il paese, passando per l’ospedale “San Bruno”, e terminando la sua marcia in piazza Carmelo Tucci, di fronte al Municipio, dove ci sono stati gli interventi dei sindaci e del Comitato promotore, che ha raccolto a suo sostegno oltre 4mila firme e ha successivamente occupato l’atro del palazzo municipale. 

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