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Devastarono un bar per ottenere la cessione, tre arresti

Calabria

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REGGIO CALABRIA - In sei devastarono un bar nel centro di Reggio Calabria armati di una mazza da baseball, aggredendo le due titolari di nazionalità marocchina per indurle a cedere l’attività. Le donne subirono anche minacce a sfondo razzista. Adesso, i carabinieri hanno arrestato tre dei presunti aggressori.   Bruno Clemeno, di 39 anni, la compagna Giovanna Romeo (34), e sua sorella Emma Clemeno (31), sono accusati di estorsione aggravata, lesioni, danneggiamento e violenza privata.   L’aggressione risale al 21 febbraio scorso. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, i sei, tra cui due donne, erano entrati nel locale mettendo tutto a soqquadro e distruggendo macchinette del caffè, registratore di cassa, bottiglie e elettrodomestici. Le due titolari riportarono ferite alla testa ed alle spalle e furono costrette a ricorrere alle cure mediche. 

Bruno Clemeno, secondo l’accusa, era entrato armato di pistola e fu convinto a lasciarla in auto da un altro degli aggressori.   Le vittime riferirono di conoscere almeno tre dei soggetti perchè frequentavano saltuariamente il locale. Le indagini hanno portato all’identificazione degli arrestati, anche grazie al numero di targa di una delle vetture utilizzate per il raid.   Clemeno, per l’accusa, in una circostanza avrebbe chiesto espressamente la cessione del locale alla proprietaria che rifiutò. Da quel momento l’uomo avrebbe iniziato ad infastidire i clienti ed in alcuni casi a derubarli per spingere la proprietaria a cedere. L’ultima richiesta sarebbe stata fatta due mesi prima del raid punitivo.   L’aggressione, sostengono gli investigatori, è stata accompagnata da una serie di minacce, fatte soprattutto dalle donne: «Reggio Calabria è nostra e qui comandiamo noi, fatti le valigie e vattene», «se fai la denuncia ti bruciamo il locale», «se succede qualcosa a mio fratello Bruno ti bruciamo il locale», ed anche a sfondo razzista, «torniamo ogni sera e ammazziamo un marocchino a sera e vediamo chi ci caccerà, tanto per noi è niente ammazzare un marocchino». 

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