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Ecco come Giusti si è "salvato" dal Csm.
Indagine aperta anche a Catanzaro

Calabria

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PALMI (RC) - «Giusti è un personaggio professionalmente dedito al malaffare e che fino ad ora è riuscito incredibilmente e miracolosamente a salvarsi da ogni conseguenza». È così che il gip di Milano, Giuseppe Gennari, che ha firmato l’ordinanza per corruzione aggravata da finalità mafiose a carico del magistrato Giancarlo Giusti, presenta nel suo provvedimento la parte dedicata a come il giudice sia riuscito prima ad essere assolto dal Csm nel 2007 e poi 'promossò dallo stesso Consiglio il 3 novembre scorso. Circa un mese prima della sospensione da parte della Sezione Disciplinare del Csm, perchè il 30 novembre il suo nome comparve nell’inchiesta della Dda di Milano. Il gip Gennari, riprendendo anche 'passaggì della richiesta di custodia cautelare dell’aggiunto Boccassini e dei pm Storari e Dolci, ricostruisce 'passo passò la posizione di Giusti davanti al Csm, come uno degli «elementi» che lasciano “attoniti». «Tanto per iniziare – scrive il gip – nello svolgimento delle sue funzioni di giudice della esecuzione (a Reggio Calabria, ndr), egli era già incappato in guai amministrativi per avere assegnato dei beni nientedimeno che alla società del suocero». Accadeva nel 2005, quando la società Tridea di Santo Puntillo, padre dell’ex moglie del magistrato, si aggiudicò un lotto di immobili per quasi 600 mila euro in un’asta di cui si occupò proprio Giusti. La vicenda fu «oggetto di una indagine amministrativa» che si concluse «con nota del 16 settembre 2005 a firma dell’Ispettorato Generale del Ministero» che 'boccio» l'operato del magistrato. E rilevò tra l’altro come fosse «non giustificabile e pregiudizievole per l’immagine della magistratura» il fatto che Giusti assegnasse le consulenze sulle aste sempre a professionisti 'amicì tra cui l’architetto Fabio Pullano: «ben 116 (oltre ai 34 incarichi conferiti alla di lui moglie, arch. Delfino)». E «la moglie del Pullano» era nella società Tridea che si aggiudicò l’asta. «Giusti è un personaggio professionalmente dedito al malaffare e che fino ad ora è riuscito incredibilmente e miracolosamente a salvarsi da ogni conseguenza». È così che il gip di Milano, Giuseppe Gennari, che ha firmato l’ordinanza per corruzione aggravata da finalità mafiose a carico del magistrato Giancarlo Giusti, presenta nel suo provvedimento la parte dedicata a come il giudice sia riuscito prima ad essere assolto dal Csm nel 2007 e poi 'promossò dallo stesso Consiglio il 3 novembre scorso. Circa un mese prima della sospensione da parte della Sezione Disciplinare del Csm, perchè il 30 novembre il suo nome comparve nell’inchiesta della Dda di Milano.   Il gip Gennari, riprendendo anche 'passaggì della richiesta di custodia cautelare dell’aggiunto Boccassini e dei pm Storari e Dolci, ricostruisce 'passo passò la posizione di Giusti davanti al Csm, come uno degli «elementi» che lasciano “attoniti». «Tanto per iniziare – scrive il gip – nello svolgimento delle sue funzioni di giudice della esecuzione (a Reggio Calabria, ndr), egli era già incappato in guai amministrativi per avere assegnato dei beni nientedimeno che alla società del suocero». Accadeva nel 2005, quando la società Tridea di Santo Puntillo, padre dell’ex moglie del magistrato, si aggiudicò un lotto di immobili per quasi 600 mila euro in un’asta di cui si occupò proprio Giusti. La vicenda fu «oggetto di una indagine amministrativa» che si concluse «con nota del 16 settembre 2005 a firma dell’Ispettorato Generale del Ministero» che 'boccio» l'operato del magistrato. E rilevò tra l’altro come fosse «non giustificabile e pregiudizievole per l’immagine della magistratura» il fatto che Giusti assegnasse le consulenze sulle aste sempre a professionisti 'amicì tra cui l’architetto Fabio Pullano: «ben 116 (oltre ai 34 incarichi conferiti alla di lui moglie, arch. Delfino)». E «la moglie del Pullano» era nella società Tridea che si aggiudicò l’asta.

Nel frattempo si apprende che non c'è solo l’inchiesta della procura di Milano a carico del gip di Palmi Giusti, il magistrato è stato indagato anche dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Un procedimento diverso da quello di Milano e in cui Giusti è stato chiamato a rispondere di corruzione in atti giudiziari e associazione per delinquere, con l’aggravante della finalitàdi agevolazione di un’ organizzazione di tipo mafioso.  

 

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