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Sgominata banda narcotrafficanti
Ai domiciliari anche un carabiniere

Calabria

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CATANZARO - La droga partiva da Napoli e arrivava a Catanzaro. Una tratta utilizzata con molta frequenza, principale rispetto all’altro canale che lega il capoluogo calabrese al Reggino. Un’organizzazione criminale in piena regola, considerata dagli inquirenti vicina alle cosche della ‘ndrangheta. Dodici le misure cautelari notificate dagli uomini della squadra Mobile di Catanzaro, guidati da Rodolfo Ruperti, grazie all'operazione "The wall", con l’impiego di circa cento poliziotti e il coinvolgimento delle squadre Mobili di Milano e Bologna e del Commissariato di Paola, dove dimoravano alcuni degli arrestati.

IL CARABINIERE. In manette è finito anche un carabiniere in pensione, in servizio all’epoca dei fatti a Catanzaro e intercettato durante le attività investigative. L'uomo, a cui sono stati concessi gli arresti domiciliari, è accusato di corruzione semplice per avere garantito, attraverso il suo ruolo di militare in servizio nel capoluogo calabrese, controlli meno asfissianti nei confronti di un sorvegliato speciale. Il carabiniere è in pensione dallo scorso 15 marzo dopo un periodo di assenza per malattia. Una condizione che ha portato il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, a sottolineare in conferenza stampa la necessità di “fare pulizia anche nei confronti degli appartenenti degli organi di polizia giudiziaria. Vogliamo andare fino in fondo sulle situazioni di infedeltà perché rappresentano un oggettivo ostacolo alle indagini”. Per questo, il procuratore Borrelli ha aggiunto che “ci sono tante altre indagini che coinvolgono esponenti delle forze dell’ordine e che attendono, da tempo, il vaglio del giudice per le indagini preliminari. E’ opportuno che questo avvenga nel minore tempo possibile – ha spiegato il magistrato – per potere fare chiarezza sui singoli episodi e sulle persone coinvolte. Bisogna intervenire con severità nei confronti di queste mele marce”.

GLI ARRESTATI. In carcere sono finiti Alessandro Critelli, 35 anni, già detenuto per omicidio; Giuseppe Lazzarini, 48 anni; Maria Passalacqua, 31; Andrea Virtuoso, 30. Agli arresti domiciliari, oltre al carabiniere, sono andati Domenico Chirumbolo, 36 anni; Antonio Giudice, 38; Ivan Manfredi, 25; Donato Passalacqua, 43; Massimo Purcaro, 38, Antonietta Scozzafava, 27. Il provvedimento dell’obbligo di firma è scattato, invece, per Giuseppe Caroleo, 39 anni. A questi, tutti catanzaresi, si aggiungono altri tredici indagati, per i quali il gip non ha ritenuto di dovere applicare misure restrittive.

La droga, secondo gli inquirenti, veniva prelevata a Napoli dai corrieri del gruppo, che poi la portavano a Catanzaro per lo spaccio che era diventato quasi di esclusiva competenza del gruppo e dei rom che da anni vivono in città. In particolare, dalla Campania arrivavano eroina, cocaina e crack, oltre al Kobrett.  

GLI INQUIRENTI.  Il questore Vincenzo Roca si è soffermato su due punti importanti emersi dall’inchiesta, “la presenza di donne e di soggetti rom, che – ha detto – sono le caratteristiche delle associazioni dedite al narcotraffico”. Secono il procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo, “Catanzaro è il terminale dello spaccio che si diffonde molto tra i giovani, creando un grave nocumento alla loro salute”. L’aspetto sottolineato da Lombardo, è quello che l’operazione dimostra come “per alcuni soggetti l’attività di acquisto e vendita di droghe è un lavoro in senso stretto”. Altissimo il guadagno di questo giro di stupefacenti, considerato che il capo della Mobile, Ruperti, ha affermato che il gruppo «operava con un ricarico molto alto, con il Kobrett, ad esempio, pagato a 12 euro e rivenduto a 50”. 

 

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