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Parla il sindaco di Monasterace: «Non c'è coraggio che tenga davanti alle pallottole»

Calabria

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MONASTERACE - Le pattuglie dei carabinieri stazionano notte e giorno sotto l’abitazione del sindaco Maria Carmela Lanzetta. Nessuno sfugge ai loro occhi. Sono là fermi, col mitra spianato,  dal giorno in cui, mercoledì notte della scorsa settimana, qualcuno ha sparato diversi colpi di pistola contro l’auto del primo cittadino del centro dell’Alta Locride. Una intimidazione in piena regola mafiosa. La seconda nel giro di meno di un anno. Alla fine di giugno dell’anno scorso alla Lanzetta era stata bruciata la farmacia di proprietà. Era stata eletta, per il secondo mandato di sindaco, da poco più di un mese. Quella volta non ha mollato. Ha continuato coraggiosamente ad andare avanti, per attuare il programma che si era dato, insieme alla sua maggioranza, nella campagna elettorale infuocata, che aveva preceduto la sua seconda elezione, avendo la meglio su altre due liste concorrenti. Non ha lasciato dopo quella prima, pesante, intimidazione, perché, incoraggiata da tutti, voleva continuare nell’azione amministrativa che aveva avviato nel quinquennio precedete. Ma ora, dopo i quattro colpi di pistola ricevuti, il giorno dopo ha deciso di lasciare. Abbandona, e forse per sempre, la carica di sindaco e la politica. Lo dice con amarezza. E’ convinta, per il momento. E’ decisa a non tornare sulla decisione presa nei giorni scorsi. Motivazioni personali, e chiarisce “esclusivamente personali”, le impongono a non cambiare idea. L’abitazione della Lanzetta è da giorni un viavai di gente. Politici, amministratori e persone comuni. Passano, sotto lo sguardo dei militari di scorta davanti al palazzo, e vogliono incontrare il sindaco dimissionario per invitarla a resistere, per non darla vinta ai delinquenti che avrebbero tutto l’interesse per costringerla a non farla amministrare. Ma per tutti ha la stessa risposta: “E’ terribile, chiunque messo sotto pressione così si sente debole incapace”. E decisa, risponde alle domande che le rivolge il Quotidiano della Calabria.

Due attentati in meno di un anno, che significato dare a tali azioni delinquenziali?

«Quando succedono cose gravi come quelle successe a me in questi mesi, serve una pausa di riflessione, perché esprimere impressioni, alla fine si potrebbe essere smentiti. Bisogna solo stare fermi, per cercare di capire il contesto e le motivazioni. Certo, è difficile, per un sindaco proiettato a lavorare su diversi fronti, capire la direzione di provenienza di certi gesti. Io penso soltanto di avere sempre amministrato con equità, badando di camminare sempre sulla strada della trasparenza e della legalità».

Secondo lei, dietro quello che le è capitato, c’è un certo modo di fare “politica”, c’entra la criminalità organizzata o è il gesto di qualche “cane sciolto”?

«Questa violenza esula da qualsiasi discorso politico. Ma c’entra senza dubbio la politica, nel senso che chi fa il sindaco è esposto. Per il resto, non spetta a me indagare su chi è stato e sul perché l’hanno fatto. Altri devono farlo. Non dipende da me. Martedì parteciperò alla riunione del Comitato provinciale per la sicurezza, alla Prefettura di Reggio Calabria, da dove spero verranno fuori delle decisioni che mi consentano, come persona, e lo consentano a tutti, di vivere con un certa tranquillità in questo posto».

C’è chi si dice convinto che, prima della scadenza dei venti giorni, lei ritirerà le sue dimissioni. Cosa si sente di dichiarare in merito?

«Intendo ribadire che il senso delle mie dimissioni da sindaco è strettamente personale. Torno a dedicarmi esclusivamente alla mia professione. Mi hanno distrutto una farmacia e sono rimasta senza pensarci. Dopo il secondo pesantissimo attacco di mercoledì scorso, dico che c’è un limite che non si può più superare. Non c’è coraggio che tenga di fronte alle pallottole. Ringrazio i miei cittadini per l’afflato e l’affetto che mi stanno dimostrando in questi giorni. Così come tutti gli attestati che mi stanno arrivando da tutte le parti. In questo momento, mi sento solo di tornare a dire che con la politica attiva non voglio più a che fare. Né penso che le mie dimissioni debbano passare come una sconfitta dello Stato. La voce, per quanto mi riguarda, torna ai cittadini».

 

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