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"Se capita salutami l'avvocato". Le intercettazioni di Nino Imerti

Calabria

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REGGIO CALABRIA - «Se capita salutami l’avvocato!.... dici: “Ti saluta, ha detto che conosce molto bene il tuo papà”». La prova che l’ex assessore all’Urbanistica del Comune di Reggio Calabria Luigi Tuccio sapesse che la cognata Bruna Nucera era sposata con Pasquale Condello junior, è contenuta nel decreto con il quale il ministro dell’Interno Paola Severino dispone il carcere duro per Nino Imerti, boss detenuto ad oltre un ventennio e cognato, a sua volta, di Condello. Una trentina di pagine nelle quali vengono spiegate le ragioni per e quali Imerti “nano feroce” deve andare al 41 bis. E tra le ragioni ci sono proprio i presunti rapporti tra gli Imerti-Condello e Tuccio figlio, “gancio” attraverso cui arrivare al padre, il giudice Luigi Tuccio, per tentare di alleggerire le condizioni carcerari ai cui gli uomini della cosca erano costretti.
Nella relazione del Minstro c’è infatti un capitolo dedicato alla “Intenzione di coinvolgere soggetti esterni al circuito giudiziario per ottenere la scarcerazione”. 
Il 16 settembre del 2010 Nino Imerti e Pasquale Condello sono a colloquio con le rispettive mogli. «I quattro discutono dello stato di gravidanza di Giampiera Nuocera, sorella di Bruna Francesca, che aveva intrattenuto una relazione con l’avvocato Luigi Tuccio». Appresa la notizia «Imerti chiedeva delucidazioni sul padre del bambino e in tale frangente Pasquale Condello riferiva al cognato che si trattava del “figlio di Tuccio”, seguito da Bruna Nucera che precisava “il figlio del giudice”. Imerti che a questo punto aveva capito di chi si trattasse, riferiva “Lo vedo sempre sul giornale che nell’Alleanza nazionale”, facendo riferimento all’attività politica dell’uomo che, in effetti, trova puntale riscontro». Sempre Imerti continuava: «Suo padre - il riferimento è a Giuseppe Tuccio - è uno importante! ... regionale per le carceri, non so ... il presidente (il dottor Tuccio è Garante dei diritti  del soggetto privato di libertà, con decreto dello staff del sindaco del 3 ottobre 2006) .. al quale aveva scritto una missiva contenente doglianze relative al regime detentivo, nonostante sapesse ... “che non poteva fare niente”, al sol fine di “attuire la tensione” e in ragione del fatto che il magistrato aveva seguito alcuni suoi “vecchi processi”». Infine chiedeva a Bruna Nucera «di porgere i propri saluti a Tuccio Luigi, aggiungendo di fargli presente che conosceva suo padre .. “che è stata una brava persona sempre ... nei processi ... no ma anche quando faceva i processi ... se poteva aiutare ...».
Il dialogo in carcere prosegue poi con altri passaggio che riguardano il politico reggino. E infatti Imerti «si preoccupa di sapere se Tuccio Luigi fosse a conoscenza della preferenza elettorale accordatagli.. “sa pure.. però sa pure che gli date tutti .. sa pure che i voti glieli date a ... o non lo sa?”». Riscontrando l’assenso di Bruna Nucera che «sorridendo, ribatteva “sa tutt.. (sorride)...».
C’è da chiarire che Tuccio pur essendo il coordinatore cittadino del Pdl non si è mai direttamente candidato. E tuttavia nella relazione del Ministero si annota: «Appare evidente la compartecipazione di Imerti nell’indirizzare il consenso elettorale a vantaggio del Tuccio, al fine di carpire la disponibilità verso un intervento in proprio favore».
Si legge ancora: «nel prosieguo della discussione, l’Imerti auspicava un intervento dei Tuccio - che ora era prematuro richiedere in ragione del fatto che la relazione con la Nocera era troppo recente - volto a garantire ad entrambi i detenuti che le informazioni di rito, da rilasciare a riscontro delle istanze avanzate, “... si scrivano quello che è giusto! Pare che noi gli diciamo di scrivere quello... per imbrogliare! .. questi prima del 1993 erano così, così e così ... dopo in effetti non hanno avuto processi, se hanno avuto processi era di vent’anni prima”. Insomma relazioni di servizio addomesticate.
In un colloquio successivo Imerti chiedeva alla cognata Bruna «se aveva avuto la possibilità di vedere “quell’amico” e contestualmente raccomandava la donna di porgergli i propri saluti poichè “sua padre di me sa vita e miracoli...”». L’ultimo passaggio è per rassicurare l’ex assessore: «facendo sapere a Tuccio che “... noi abbiamo chiuso. Che non si preoccupi .. gliel’hai detto già? Che non si preoccupi .. perchè gli dici “mio cognato ha parlato con .... incomprensibile ...” Gli devi dire pure senza essere fraintesi ...che non pensi.. che facciamo cattive figure, perchè cattive figure non ne facciamo! Come tutto questo che stiamo leggendo ... tutte queste schifezze ... Perchè .. (fa segno con le mani “chiuso”). E’ Giusto?»

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