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Omicidio Prostamo, si aggrava la posizione di Francesco Pannace

Calabria

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MILETO - LE ferite sul corpo della vittima sono compatibili con i proiettili esplosi dalla Smith & Wesson sequestrata al presunto assassino. A dirlo sono i consulenti balistici nominati dal pubblico ministero Alessandro Pesce titolare del caso relativo all'omicidio del 60enne pluripregiudicato Giuseppe Prostamo, ritenuto elemento di spicco del clan  Tavella-Prostamo-Pititto, avvenuto il 4 giugno dello scorso anno a San Costantino Calabro. 

Si aggrava, quindi, la posizione di Francesco Pannace, il 25enne arrestato nell'immediatezza del fatto in quanto ritenuto esecutore materiale del delitto e attualmente ristretto in carcere.  L'esame, eseguito dai periti Vincenzo e Fernando Mancino, entrambi provenienti dal Tribunale di Paola, ha riguardato proprio la S&W semiautomatica sequestrata dai carabinieri all'indagato e, nello specifico, si è proceduto a verificare, tra le altre cose, se la pistola abbia esploso i bossoli e proiettili rinvenuti sul luogo dell'assassinio e se questi fossero compatibili con le lesioni sul cadavere di Prostamo. 

Gli accertamenti hanno messo in evidenza che i bossoli posti sotto sequestro sono stati con certezza esplosi da un'unica arma e si «evince chiaramente che il caso in esame è certamente riconducibile alla previsione del “livello A” (ovvero il più alto grado di giudizio espresso in un'indagine comparativa, ndr), per l perfetta identità tra gli elementi identificatori presenti su tutti i reperti trovati sul luogo del delitto». E quest'unica arma a cui fanno riferimento i due consulenti è «con certezza la Smith & Wesson” rinvenuta addosso all'indagato. 

Gli esami comparativi, volti ad accertare da quante e quale tipo di arma siano stati esplosi bossoli e proiettili repertati, hanno evidenziato l'appartenenza di questi ad una semiautomatica S&W cal. 40 e che sono stati sparati da una canna che, verosimilmente viene assemblata sulle pistole marca Walther, Tanfoglio e similari. 

In conclusione Vincenzo e Fernando Mancino affermano che l'arma sequestrata, che non è stata utilizzata in precedenza per commettere eventi delittuosi, si identifica in una cal. 40, marca Walther con matricola obliterata; che questa è stata catalogata come arma comune ma allo stato deve essere classificata come clandestina perché il suo identificativo matricola è stato obliterato; che non è stata eseguita alcuna lavorazione finalizzata ad aumentare le sue caratteristiche balistiche, ovvero la sua potenzialità offensiva.  In più, i bossoli esplosi e repertati sono fuoriusciti sempre dalla semiautomatica posta sotto sequestro, così come i proiettili sparati. Ma il passo più importante riguarda le ferite sul cadavere di Prostamo che sono compatibili con i proiettili in esame.

Alla luce di quanto esposto in sede di esame balistico, e dato l'aggravarsi della posizione di Francesco Pannace, la difesa del giovane, rappresentata dall'avvocato Giuseppe Di Renzo, potrebbe optare per un giudizio abbreviato sempre, ovviamente, nel caso in cui il suo assistito venisse rinviato a processo. 

 

 

 

 

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