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Processo "Why not", in sei rinviati a giudizio Coinvolti politici e dirigenti della Regione

Calabria

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CATANZARO - Sono state tutte rinviate a giudizio le sei persone coinvolte nell’inchiesta «Why not», su presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici destinati alla Calabria, per i quali la Corte di cassazione aveva annullato il proscioglimento sentenziato il 2 marzo del 2010. Accogliendo la richiesta ribadita in aula dal sostituto procuratore generale, Massimo Lia, il giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro, Livio Sabatini, oggi ha mandato tutti al processo, che inizierà il prossimo 6 luglio davanti al tribunale collegiale. Sul banco degli imputati siedono gli esponenti politici Nicola Adamo, Ennio Morrone, Franco Morelli e Dionisio Gallo, ed inoltre del coordinatore del consorzio «Brutium» di cui si parla nell’inchiesta «Why not», Giancarlo Franzè, e del dirigente della Regione Calabria, Aldo Curto. Le sei persone furono indagate nella nota inchiesta avviata nel 2006 dall’allora sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi de Magistris e poi, dopo l’avocazione a quest’ultimo, affidata alla Procura generale di Catanzaro, che riguardava un presunto comitato d’affari politico affaristico che avrebbe illecitamente gestito i soldi destinati alla Calabria. Poi, al termine dell’udienza preliminare, i sei nomi furono tra i diciassette in totale che il giudice Abigail Mellace scagionò con un proscioglimento – mentre 27 furono gli imputati rinviati a giudizio -. Seguì l’impugnazione della Procura generale – nelle persone dei sostituti Eugenio Facciolla e Massimo Lia – con un ricorso alla Cassazione contro, in particolare, il proscioglimento dall’accusa di associazione per delinquere. Un ricorso accolto il 20 luglio scorso dal Giudice supremo che ha annullato la decisione del gup rinviando gli atti a Catanzaro per una nuova udienza preliminare.

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