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A Reggio avviata l'analisi sul materiale informatico sequestrato

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Parte la verifica dei materiali sequestrati nell'ambito delle indagini che coinvolgono i vertici della Lega Nord, per il filone che porta avanti la Procura di Reggio Calabria. E' nelle memorie degli hard disk di computer, tablet e cellulari che gli investigatori calabresi sperano, e contano, infatti, di trovare non solo conferme alle ipotesi portate avanti sino ad ora, ma anche ulteriori elementi nell’inchiesta sulla Lega Nord che ruota attorno all’ex tesoriere Francesco Belsito.   Tutto il materiale informatico, d’accordo con le Procure di Milano e Napoli, è stato fatto sequestrare dalla Dda di Reggio ed oggi la prima massa di documenti arriverà in Procura.   Solo da stasera, dunque, il pm titolare dell’inchiesta, Giuseppe Lombardo, potrà cominciare a spulciare tra le carte per vedere quello che contengono. Una parte del lavoro sarà svolto dalla polizia giudiziaria: dalla Dia, che ha condotto le indagini sino a questo momento, e dalla polizia postale per quanto riguarda il materiale informatico.   Per questa settimana, stando a quanto si è appreso in ambienti investigativi, non sono previsti incontri con i pm delle altre Procure. È possibile che una riunione possa svolgersi la settimana prossima a Milano. 

L’inchiesta reggina, avviata nel 2009 sugli affari al nord della cosca De Stefano e dalla quale sono scaturiti i filoni di Milano e Napoli, punta ad accertare eventuali episodi di riciclaggio. Le indagini ruotano intorno alla figura di Romolo Girardelli, «l'ammiraglio», il faccendiere genovese che già dieci anni fa finì nel mirino degli inquirenti perchè considerato, per le sue capacità di “monetizzazione di 'strumenti finanziari atipici' di illecita provenienza», un riciclatore dei De Stefano. Nel corso delle indagini è emerso che Girardelli è socio di Belsito tramite il figlio Alex Girardelli, nella Effebi Immobiliare di Genova. Inoltre è responsabile della sede genovese della Polare dell’imprenditore veneto Stefano Bonet. E proprio Belsito e Bonet sono al centro della vicenda del bonifico di circa sei milioni partito dalla banca della Lega per finire su conti a Cipro ed in Tanzania. Il sospetto degli inquirenti è che quella operazione servisse a «lavare» i soldi dei De Stefano. Al centro dell’inchiesta reggina c'è anche un giro, “alquanto astruso», di compravendita di macchinari per oltre 11 milioni tra tre società riconducibili a Bonet e della quale Belsito è ritenuto «il reale patrocinatore».

 

 

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