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Spari al centro di don Panizza, i movimenti insorgono
e contestano il prefetto: «Altro che giocherellare...»

Calabria

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Le parole usate dal prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci per commentare il terzo episodio contro la sede della Comunità Progetto Sud, presieduta da don Giacomo Panizza, non sono piaciute ai movimenti Movimento Agende Rosse Calabria e Donnelibertadistampa e al Comitato “Natale De Grazia”. «Se la criminalità vuole fare male fa male e basta e non mettersi a giocherellare o creare, come dice don Panizza, un clima di terrorismo psicologico. A me sembra più un giocherellare» ha detto Reppucci in occasione del vertice che ha fatto seguito agli spari contro il palazzo confiscato alla cosca Torcasio e affidato alle iniziative promosse dal sacerdote.

«Ieri - affermano i movimenti - come associazioni calabresi presenti sul territorio e attive sul fronte antindrangheta, eravamo piuttosto allarmati dall’ennesimo atto intimidatorio nei confronti della comunità “Pensieri e Parole”,  dell’assenza della videosorveglianza e della privazione della scorta a Don Giacomo Panizza. Oggi, in occasione del vertice tenutosi alla Procura di Lamezia, leggiamo sul “Quotidiano della Calabria” online  dichiarazioni del Prefetto di Catanzaro,Antonio Reppucci, che suscitano la nostra più profonda indignazione e ci lasciano davvero perplessi».

Non va giù, insomma che il prefetto ritenga «che sparare due colpi di pistola ad una saracinesca, ad una sede confiscata al clan Torcasio, sia un giochetto»: «Ci sembra alquanto strano, se non pazzesco, sentir dire da un rappresentante dello Stato, che sparare due colpi di pistola ad una saracinesca, un colpo  di pistola ad una finestra e far esplodere un ordigno (che fece saltare mezzo marmo del giardino) sia un gioco. Lei, prefetto - chiedono Agende Rosse Calabria, Donnelibertadistampa e il Comitato "De Grazia" - ritiene che, trattandosi di un gioco, questi atti di violenza (perché così li chiamiamo noi) chiunque possa avere questi  “giocattoli” a casa e sparare contro un bene non solo confiscato, ma un bene per tutta la comunità lametina, un bene collettivo? Su quali basi investigative lei basa tutto questo come “un giocarellare”?».

Dai movimenti, quindi, arriva la richiesta di prendere «provvedimenti per la tutela della sede "Pensieri e Parole" e per don Giacomo Panizza».  

 

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