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L'allarme della Dda di Catanzaro in Calabria
«Non si è in grado di garantire la legalità»

Calabria

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«La Calabria è una regione in cui non si è più in grado di garantire la difesa della legalità su tutto il territorio, non con un Ufficio di procura che non ha a sua disposizione gli strumenti minimi indispensabili per compiere pienamente il proprio lavoro». A tracciare il disastroso quadro della Procura distrettuale di Catanzaro, che ha competenze in materia di criminalità organizzata su tutte le province calabresi tranne quella di Reggio Calabria, è il procuratore aggiunto della Repubblica, Giuseppe Borrelli, che torna a lanciare l’allarme sul rischio paralisi che incombe sull'ufficio. «Un ufficio in cui manca quel materiale senza il quale non si può praticamente mandare avanti il lavoro» ha detto il magistrato, spiegando che «al momento la Procura può contare su appena cento risme di carta e venti cd, un numero ridicolo a fronte delle attività investigative in corso». La Procura soffre da tempo di carenze croniche «che – ha aggiunto Borrelli – abbiamo tentato di fronteggiare in ogni modo. Siamo andati avanti grazie al fatto di aver limitato al massimo l’uso della carta, inviando ad esempio all’Ufficio gip i fascicoli solo in formato digitale. E lo stesso mezzo dobbiamo fornire agli avvocati impegnati nelle indagini che portiamo avanti. Solo dall’inizio dell’anno ad oggi abbiamo arrestato 90 persone per associazione per delinquere di stampo mafioso, ed ancora molto c'è da fare, ma come dovremmo continuare con venti cd?» domanda il procuratore aggiunto, aggiungendo che «molto altro è ciò che serve all’Ufficio, dove non si può ancora neppure contare sui nuovi fondi assegnati alla Procura dal Ministero che, dopo quattro mesi dall’inizio del 2012, non ha ancora reso noti i relativi capitoli di bilancio». Nei mesi scorsi più volte dall’Ufficio catanzarese è stato lanciato un allarme ed una richiesta di intervento rivolta praticamente a chiunque potesse in qualche modo sostenere l’attività giudiziaria. Una richiesta a cui nel corso del tempo hanno risposto il Comune di San Lorenzo De Vallo (Cs), la Provincia di Catanzaro, il Consiglio distrettuale dell’ordine degli avvocati di Catanzaro ed il Comune di Catanzaro, che hanno donato alla Procura carta, tre computer e cinque fax. «Tutti interventi meritori – ha sottolineato Borrelli -, ma non si può certamente pensare che l'Ufficio possa reggersi su questo, nè che noi possiamo continuare a chiedere l’intervento di chi non è deputato a provvedere alle spese di Giustizia». Spese che in una regione ad alto tasso di criminalità come la Calabria sono inevitabili, «ma noi – ha aggiunto il magistrato – non sappiamo più cosa inventarci. Abbiamo raggiunto molti risultati importanti, ed abbiamo ancora veramente tanto da fare» ha ribadito invocando un’attenzione che una regione così dovrebbe avere. «E' inutile ripeterci che non ci sono soldi – ha concluso il magistrato -. Senza soldi non si va da nessuna parte. Ci si dica allora piuttosto che non dobbiamo andare da nessuna parte».

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