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Omofobia, la vicenda di Claudio picchiato perché gay

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Prima picchiato in strada. Poi umiliato in ospedale. Una notte che Claudio Toscano,malgrado le fratture e la deviazione del setto nasale con 30 giorni di prognosi, non vuole dimenticare: «Continuerò nelle battaglie con l'Arcigay di Reggio Calabria. Ora più che mai». Ha suscitato indignazione e rabbia, da un capo all'altro dello stivale, la brutale aggressione da parte di un branco di ragazzi tra i 22 e i 27 anni nei confronti di Claudio, all'uscita di un locale, mentre chiacchierava con gli amici. Dopo il pugno la corsa in ospedale. QUi «le frasi omofobe di un paramedico del pronto soccorso dei Riuniti di Reggio Calabria», denuncia Claudio: «Sei mai stato con una donna? Se vuoi te ne presento una io. Ma tu cosa sei? Un gay? Ti consiglio uno psicologo. Con una cura di ormoni puoi guarire». Queste alcune delle frasi riferite dal ragazzo: «Ero in ospedale e mentre il medico mi visitava quest'uomo sulla sessantina dispensava queste perle di saggezza», ci raccontava ieri. Equality ha chiesto «provvedimenti disciplinari da parte della direzione dell'ospedale reggino nei confronti del sanitario». Dal Pdl leva gli scudi Mara Carfagna dagli scranni del parlamento, mentre Grillini (Idv) chiede una legge contro l'omofobia. «Non ho potuto mettere nella denuncia alla polizia per l'aggressione fisica l'aggravante omofoba - denuncia Claudio Toscano - perchè in Italia non esiste questo particolare reato. Non è giusto. Io non ho paura ma molti giovani sì, soprattutto a Reggio». Intanto l'Arcigay I due mari di Reggio Calabria, di cui Claudio è attivista e presieduta da Andrea Misiano, da un anno lavora con la Provincia guidata da Giuseppe Raffa alla costituzione dell'Osservatorio contro l'omofobia. «Siamo in dirittura d'arrivo - ci dice Andrea - siamo alla firma ma stiamo cercando una sede. La Provincia ci è stata vicino ma ora bisogna stringere i tempi. Bisogna entrare nelle scuole, sensibilizzare, parlare ai ragazzi». «L'Arcigay negli ultimi tempi si è molto esposta, con raccolta firme, manifestazioni, incontri: questa aggressione è la reazione di una parte della città. Noi non ci faremo fermare: vogliamo le leggi e un cambiamento di mentalità. Ci vorrà del tempo, ma per questo non dobbiamo mollare».

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