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Otto persone da processare
per la tangenziale est mai completata

Calabria

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Otto persone saranno processate per il caso della tangenziale est di Vibo Valentia, un'opera progettata 27 anni fa e per la quale sono già stati spesi 7 milioni e mezzo di euro. 

Il prossimo 2 luglio il procedimento in tribunale per le persone rinviate a giudizio dal giudice per le udienze preliminari, Alessandro Piscitelli, coinvolte nell'inchiesta “Cassandra” condotta dalla Guardia di Finanza di Vibo e coordinata dalla Procura ordinaria nella persona del sostituto Santi Cutroneo. Il caso è relativo alla realizzazione della cosiddetta Tangenziale Est: un'opera imponente, progettata addirittura nel 1985, che mai ha visto il suo completamento per una serie di motivi, soprattutto strutturali e di sicurezza, e che, una volta terminata, dovrebbe servire i Comuni di Vibo, Stefanaconi e Sant'Onofrio, quale collegamento diretto con la Salerno-Reggio Calabria e la Statale 18, al fine di snellire il traffico di autovetture e mezzi pesanti.

 

A rispondere dei reati che vanno da disastro colposo alla frode in forniture (quindi illeciti nel settore degli appalti pubblici), omesso collocamento di segnali e ripari nonché falso ideologico, tutti perpetrati in concorso tra loro, sono funzionari, dipendenti e tecnici dell'amministrazione provinciale di Vibo, legali rappresentanti delle imprese esecutrici dei lavori e di un geologo.

Sosterranno, quindi,  il processo Francesco Teti, 60 anni (ingegnere, dipendente della Provincia e funzionario incaricato del collaudo); Leoluca Greco, 49 anni (Geometra, dipendente della Provincia, direttore dei lavori per la messa in sicurezza della collina sovrastante la strada); Carmine Iginio Lista, 62 anni (Geometra e legale rappresentante della società Lista Appalti Srl, ha seguito materialmente per l'impresa tutti i lavori); Rocco Foti, 69 anni (legale rappresentante della società Consorter Srl, impresa esecutrice degli interventi per la messa in sicurezza della collina redigendo il certificato di ultimazione degli stessi del 2 aprile 2009); Luigi Ciambrone, 45 anni (Procuratore speciale della ditta individuale “C.G. Strade di Ciambrone Gianfranco”, impresa esecutrice dei lavori riguardanti la segnaletica); Maria Giovanna Conocchiella, 45 anni (Architetto e dipendente della Provincia nonché tecnico incaricato nella redazione dei progetti relativi alla costruzione dell'opera); Ezio Massimo Ceravolo, 44 anni (Geologo, ha effettuato nel luglio 2001 lo studio della collina su incarico della società Lista Srl); Gianfranco Comito, 54 anni (Ingegnere e dipendente della Provincia, tecnico incaricato nella redazione dei progetti relativi alla costruzione dell'opera nonché responsabile del procedimento).

 

Allo stesso tempo, il gup ha deciso il proscioglimento per Rachelina Bruni, 55 anni (Architetto nonché dipendente della Provincia e tecnico incaricato nella redazione dei progetti relativi alla realizzazione della Tangenziale Est) e Carmine Armellino, 47 anni (Geometra e dipendente della Provincia nonché tecnico incaricato nella redazione dei progetti relativi alla costruzione dell'opera). Parte offesa risultano l'amministrazione provinciale di Vibo e il Comune di Stefanaconi.

“Cassandra” rappresenta una delle maggiori inchieste condotte dalla procura di Vibo Valentia sul tema dell'abusivismo e della sicurezza dell'incolumità pubblica. Ma anche contro lo sperpero di denaro pubblico se si considera che, proprio secondo quanto rilevato dai magistrati inquirenti,  per la tangenziale est fino ad oggi sono stati spesi 7.500.000 di euro (circa 15 miliardi delle vecchie lire), e i cui interventi non sono stati ultimati e sono causa di eventi franosi anche recenti. E che l'opera fosse «pericolosa» lo aveva già ampiamente affermato il procuratore Spagnuolo parlato, appunto, di «gravi rischi per l'incolumità pubblica». A seguito di perizie tecniche eseguite da esperti nominati dall'Autorità giudiziaria era emerso un serio ed attuale pericolo di frana per l'abitato sottostante, ricadente nell'area nord del comune di Stefanaconi. Col passare degli anni, infatti, si erano verificati numerosi crolli che avevano seriamente messo in pericolo gli automobilisti che transitavano lungo la contigua strada provinciale che congiunge Vibo Valentia proprio a Stefanaconi.

 

Ed è stato  proprio per scongiurare conseguenze ben più gravi che la Procura, il 26 aprile del 2010 aveva emesso  un decreto di sequestro preventivo, effettuato in via d'urgenza, dell'intero sito nonché della collina sovrastante. Sequestro che aveva superato l'esame del gip di Vibo il quale, appunto, lo aveva convalidato.

 

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