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«Eviscerazione e disabitazione» degli organi
Ecco come si accanirono sul corpo di Denis

Calabria

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CASTROVILLARI – Sembra una perizia medico-legale del 1800 in cui arcaicità ed orrore si impastano in un testo asettico e scientifico. Che cela quasi un fatto terribile. Eppure, la perizia del professor Francesco Maria Avato sul corpo di Denis Bergamini ha solo ventidue anni; e in questi giorni è divenuta drammaticamente attuale. 

Il medico legale di San Demetrio Corone (ma residente ormai da anni a Pavia), famoso anche per aver eseguito una delle perizie difensive che hanno consentito ad Alberto Stasi di essere assolto nel processo per l’omicidio della studentessa di Garlasco, Chiara Poggi, la scrisse il 4 gennaio 1990, circa cinquanta giorni dopo la morte del centrocampista del Cosenza,  utilizzando termini molto tecnici. Ma concetti come «eviscerazione e disabitazione di tutti gli organi situati nel piccolo bacino», «lacerazione pressoché totale dell’iliaca comune destra» (la vena che raccoglie il sangue dagli arti inferiori e dai genitali esterni, ndr), «lacerazione vescicale», «fratture multiple del bacino, in particolare del pube», «rinvenimento dei testicoli estrusi dallo scroto», «pene parzialmente solidale con i tessuti legamentosi della radice» fanno pensare a un colpo inferto con un’arma da taglio al basso ventre; e forse anche calci e pugni. Colpi, insomma, emblematici e carichi di una simbologia arcaica e ben nota in Calabria fino agli anni Cinquanta, e che oggi solo gli anziani e gli antropologi ricordano: il delitto d’onore che culmina nel macabro e plateale taglio del pene e dei testicoli: evirazione (cui ha fatto un breve riferimento anche un servizio di Skysport24).  A dimostrazione che il giovane che piaceva alla ragazze doveva pagare per qualcosa legata al sesso. O, almeno così ha voluto far intendere chi lo ha ammazzato.

«La causa della morte – conclude la perizia medico-legale - deve essere riferita all’emorragia iperacuta connessa alla lesione vasale (della vena che passa dall’inguine, ndr)» mentre è evidente «l’assenza di lesioni al capo, al torace, agli arti superiori, alle ginocchia» che il corpo avrebbe dovuto mostrare in caso di investimento da parte di un mezzo pesante. 

Resta però ancora da stabilire, al di là di ogni ragionevole dubbio, chi lo abbia ammazzato, e perché. Se è vero, come finora si è appreso, che gli esiti di tutte le perizie commissionate dalla procura di Castrovillari che ha riaperto il caso (quella del Ris di Messina, e quelle dei medici legali Roberto Testi e Giorgio Bolino) sembrano confermare le risultanze a cui giunse Avato, c’è da attendersi che i magistrati tenderanno ora a privilegiare la pista “passionale” che già una indagine avviata dalla Questura di Cosenza, nel ’94, aveva invano tentato di seguire finché non si arenò negli uffici del tribunale castrovillarese con la complicità delle ferie d’agosto.

 

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