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La Uil denuncia: «Sistema penitenziario al collasso»

Calabria

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Sovraffollamento, carenza degli organici, riforma delle pensioni, assegnazioni e trasferimenti, suicidi nel corpo di polizia penitenziaria, assenza di un provveditore regionale in pianta stabile. Queste le tematiche che saranno affrontate nel corso del Direttivo regionale della Uilpa Penitenziari Calabria convocato a Lamezia Terme per il prossimo 26 aprile. I lavori saranno presieduti dal segretario generale della Uil Penitenziari, Eugenio Sarno, e vedranno la partecipazione anche dei Segretari Nazionali Giuseppe Sconza ed Angelo Urso. A darne comunicazione è Gennarino De Fazio, coordinatore regionale della Uilpa Penitenziari e componente della direzione nazionale della Uil Penitenziari: «Nei giorni scorsi, – dice – avvertendo che lo stato di profondo malessere che assale, già da tempo, gli operatori penitenziari della Calabria stava degenerando, abbiamo voluto indirizzare alcune note al Ministro della Giustizia, Paola Severino, ed al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Giovanni Tamburino. In quelle lettere abbiamo denunciato, per l’ennesima volta, le problematiche che affliggono l’universo penitenziario regionale tanto da portarci a dichiarare lo stato di agitazione della polizia penitenziaria della Calabria. Evidentemente - sottolinea De Fazio – le nostre preoccupazioni erano molto più che fondate, considerato che solo dopo pochi giorni dall’inoltro di quelle note si è registrato il tragico evento di Rossano, dove un assistente capo della polizia penitenziaria si è tolto la vita sparandosi con la propria arma di ordinanza. Era quasi naturale, quindi, l’opportunità di convocare il Direttivo regionale sulla «questione Calabria». Occasione che – prosegue – ci darà modo di fare le dovute valutazioni anche in relazione alle possibili intese che potremmo sottoscrivere con il Provveditorato Regionale, benchè da anni manchi un Dirigente Generale assegnato in pianta stabile. Noi siamo convinti dell’opportunità di siglare accordi che vadano incontro e soddisfino le esigenze del personale. Il momento è difficile e delicato, se si vogliono davvero riconoscere i meriti al personale occorre saper anche superare le rigidità burocratiche. Il personale si gestisce con le regole, ma anche con una flessibilità dirigente, intelligente e sensibile. Ed è questo il nostro obiettivo». Eugenio Sarno, segretario generale della UIL Penitenziari, aggiunge: «La Calabria è ormai parte integrante di un sistema penitenziario alla deriva, le cui aberrazioni sono sotto gli occhi di tutti. In meno di due anni - continua – abbiamo assistito al suicidio del Provveditore Paolino Quattrone e a quello dell’assistente capo Mauro Cosentino. Ciò, unitamente ad altre vicissitudini che investono la Regione, non ha però indotto l’Amministrazione penitenziaria ed il Ministro della Giustizia ad assumere provvedimenti tangibili, tanto che da anni non viene assegnato un provveditore regionale in pianta stabile. Essere presente ai lavori del direttivo regionale, quindi, non è solo un dovere ma vuole essere una concreta prova di vicinanza al nostro personale che opera in una terra di frontiera, essendo ben noto il radicamento di organizzazioni criminali che inquinano il tessuto sociale ed economico. Ai nostri eroi di prima linea dobbiamo fornire ogni vicinanza, cercando per quanto possibile di risolvere qualche problema. I lavori del Direttivo regionale del 26 – conclude il segretario generale – saranno anche l'occasione per fare il punto sull'assetto interno del coordinamento in vista della conferenza d’organizzazione che la Uil celebrerà nel prossimo autunno». «La Calabria è ormai parte integrante di un sistema penitenziario alla deriva, le cui aberrazioni sono sotto gli occhi di tutti. In meno di due anni - continua – abbiamo assistito al suicidio del provveditore Paolino Quattrone e a quello dell’assistente capo Mauro Cosentino». Lo afferma in una nota Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Penitenziari, che aggiunge: «Ciò, unitamente ad altre vicissitudini che investono la Regione, non ha però indotto l’Amministrazione penitenziaria e il ministro della Giustizia ad assumere provvedimenti tangibili, tanto che da anni non viene assegnato un provveditore regionale in pianta stabile. Essere presente ai lavori del direttivo regionale, quindi, non è solo un dovere ma vuole essere una concreta prova di vicinanza al nostro personale che opera in una terra di frontiera, essendo ben noto il radicamento di organizzazioni criminali che inquinano il tessuto sociale ed economico. Ai nostri eroi di prima linea – continua – dobbiamo fornire ogni vicinanza, cercando per quanto possibile di risolvere qualche problema».

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