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Arrestato nel Milanese Giuseppe Cacciola
Avrebbe indotto la sorella a uccidersi

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Avrebbe indotto la sorella, testimone di giustizia, a suicidarsi. È l'accusa contestata a Giuseppe Cacciola, 21 anni, arrestato dai carabinieri a Paderno Dugnano (Milano). Cacciola era latitante dal febbraio scorso, quando il gip di Palmi, su richiesta della Procura, ne aveva ordinato l’arresto. Maria Concetta Cacciola si era tolta la vita nel 2011 ingerendo acido muriatico. Sono accusati di induzione al suicidio anche i genitori della giovane, che sono stati arrestati.

Giuseppe Cacciola è stato bloccato dai carabinieri di Desio e di Paderno Dugnano mentre usciva da un centro commerciale. Nei suoi confronti pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Palmi, Flavio Accurso, su richiesta del Procuratore della Repubblica, Giuseppe Creazzo, e del pm Giulia Masci. Maria Concetta Cacciola, che aveva 31 anni, era figlia del cognato del boss Gregorio Bellocco, considerato uno dei capi dell’omonima cosca legata a quella dei Pesce. Con le sue dichiarazioni alla Dda di Reggio Calabria la donna svelò gli affari criminali della propria famiglia consentendo ai carabinieri, tra l’altro, di arrestare 11 affiliati alla cosca e di scoprire due bunker utilizzati dai latitanti. Dopo avere interrotto i rapporti con la sua famiglia ed essersi allontanata, Maria Concetta Cacciola era tornata a Rosarno per potere rivedere i figli, rimasti a casa dei nonni in attesa del perfezionamento delle pratiche per il loro trasferimento nella sede protetta in cui si trovava già la testimone di giustizia. Una debolezza che Maria Concetta ha pagato con la vita. Dopo aver lasciato un file audio in cui sosteneva di aver inventato tutto e di essere disposta a dire ogni cosa perchè voleva andarsene da casa, aveva ingerito l'acido muriatico che le avrebbe causato la morte. Dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro è emerso come fu proprio la famiglia di Maria Concetta Cacciola ad esercitare violenze, minacce e forti pressioni psicologiche nei confronti della donna, prospettandole anche la possibilità di non farle vedere più i figli in modo da costringerla ad interrompere la collaborazione con la giustizia.

«Si tratta di un arresto molto importante perchè chiude il cerchio sulle persone accusate di avere maltrattato Maria Concetta Cacciola al punto da determinarne il suicidio», ha affermato il Procuratore della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo che ha aggiunto altresì che «ai carabinieri, dunque vanno i miei complimenti».   Nell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti Giuseppe Cacciola viene descritto come persona pericolosa e violenta anche sulla base delle dichiarazioni della sorella.   Cacciola avrebbe picchiato selvaggiamente più volte la sorella Maria Concetta insieme al padre. Un comportamento violento che, secondo l’accusa, scattò dopo che il padre di Maria Concetta Cacciola ricevette una lettera anonima secondo cui la donna avrebbe avuto una relazione extraconiugale mentre il marito, Salvatore Figliuzzi, era detenuto per scontare una condanna per associazione mafiosa perchè affiliato alle cosche di Rosarno.

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