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La Cassazione annulla la condanna contro i Barbaro-Papalia

Calabria

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REGGIO CALABRIA - La Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio, la sentenza di condanna per associazione mafiosa emessa dalla Corte d’appello di Milano nel processo scaturito dall’operazione Cerberus.   La vicenda giudiziaria era cominciata con gli arresti, chiesti dalla Dda milanese nel luglio del 2008, di Domenico Barbaro, dei figli Salvatore e Rosario, del genero, Mario Miceli, tutti di Platì, e dell’imprenditore milanese Maurizio Luraghi.   Gli imputati sono accusati di fare parte di un’associazione mafiosa denominata Barbaro-Papalia, che, secondo la Dda, avrebbe raggiunto una posizione dominante nel mercato del movimento terra nell’hinterland milanese, e precisamente nel comune di Buccinasco, avvalendosi del metodo mafioso ed utilizzando come imprenditore di facciata Maurizio Luraghi, titolare della impresa «Lavori Stradali», e intimidendo operatori del settore ed amministratori pubblici del comune di Buccinasco. Le contestazioni si fondavano sulle intercettazioni disposte a partire dal 2004 nei confronti di Luraghi, di sua moglie e dei suoi collaboratori e sulle dichiarazioni rese dallo stesso dopo l'arresto avvenuto nel 2008.   Nel giugno del 2010 il Tribunale di Milano, accogliendo le richieste formulate dal pm della Dda milanese, Alessandra Dolci, aveva condannato Salvatore Barbaro a nove anni di reclusione, Domenico e Rosario Barbaro a sette anni, Mario Miceli a sei anni e Maurizio Luraghi a quattro anni e sei mesi. Pene confermate in appello il 20 maggio dello scorso anno.   Adesso, la Corte di Cassazione, disattendendo la requisitoria del procuratore generale che aveva chiesto la conferma delle pene ed accogliendo i ricorsi della difesa, ha annullato la sentenza disponendo il rinvio per un nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di Appello di Milano.   Soddisfazione per la decisione della Cassazione è stata espressa dai difensori degli imputati, Gianpaolo Catanzariti, del foro di Reggio Calabria, per Domenico Barbaro; Ambra Giovene, del foro di Roma, per Salvatore Barbaro; Franco Silva, del foro di Monza, per Mario Miceli e Mario e Vinicio Nardo, del foro di Milano, per Maurizio Luraghi. 

 

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