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Domenica racconta la sua rabbia: «Era un padre padrone e ci picchiava»

Calabria

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VILLAPIANA - La confessione resa da Domenica Rugiano, non solo ha dato un volto ed un nome al colpevole del duplice omicidio, ma ha consentito anche di avere un movente che spieghi il gesto inconsulto e l'efferatezza dello stesso. Un dramma della disperazione, potremmo definirlo, maturato in un ambiente familiare in cui Domenica Rugiano è stata contestualmente carnefice e vittima di angherie e soprusi. 

Un dramma che si è consumato in una casa di campagna, isolata dal contesto urbano di Villapiana. Vincenzo Genovese faceva l'agricoltore e il pastore. Spesso, quando lui era impegnato sui campi con il trattore, la moglie lo accompagnava pascolando il gregge di pecore e capre. Vincenzo, 67 anni e Domenica di 54, una notevole differenza di età che, probabilmente, avrà pesato sul rapporto di coppia. Tale contesto familiare viene evidenziato anche dal Procuratore della Repubblica, Franco Giacomantonio, nelle dichiarazioni rilasciate alle agenzie di stampa. 

«Lei ha parlato - dichiara Giacomantonio - di dissapori e di risentimenti covati per molti anni. Alla fine, evidentemente, non ce l'ha fatta più e ha deciso di fare quello che ha fatto». Altre fonti riferiscono di un Vincenzo Genovese “padre - padrone, violento e che mi picchiava”, come avrebbe riferito Domenica Rugiano al pm durante l'interrogatorio. Da quanto appreso, pare che il marito della donna fosse morbosamente geloso di Domenica, tanto da tenerla quasi segregata in casa. Una convivenza conflittuale, dunque, esasperata dalla gelosia del marito e dalle vessazioni subite. 

Fatto rilevante, per come comunicato dalle agenzie, il momento in cui Vincenzo Genovese, nell'agosto del 2009, accusò un infarto per il quale fu operato in cardiochirurgia a Catanzaro. Tornato a casa, la moglie si rifiutò di assisterlo e ciò sarebbe confermato dal fatto che la figlia Rosa, fino a quel momento commessa in un supermercato, continuativamente dal 2005, si licenziò per badare al padre. Ma la situazione conflittuale in famiglia non era solo riservata al rapporto tra marito e moglie. 

Domenica Rugiano nutriva risentimento anche nei confronti di Rosa. La madre non approvava il fidanzamento della figlia con Michele tanto che, motivando l'omicidio Rosa, lo giustificò asserendo che non voleva che la figlia, legandosi ad un uomo, subisse le stesse sofferenze che aveva provato lei. Non sappiamo se le dichiarazioni di Domenica Rugiano siano state rese per tentare di giustificare l'ingiustificabile azione omicida, ma la donna, pare, abbia riferito che le violenze del marito spesso si abbattevano sulle figlie che venivano picchiate. 

La figlia maggiore, Maria, si è tirata fuori da quella situazione descritta dalla moglie. Sposatasi, è andata a vivere a Trebisacce ma, pare, che il rapporto conflittuale con i genitori fosse rimasto tale. 

Nei giorni scorsi Maria ha nominato come difensori di fiducia della parte offesa, gli avvocati Enzo e Luca  D'Alba cui è affidato il compito di tutelarla durante l'iter processuale.  Questo l'intento di Maria prima di conoscere il nome dell'assassino di suo padre e sua sorella. Vedremo, in seguito, se la costituzione quale parte offesa sarà ancora tale trattandosi della madre, rea confessa del duplice omicidio di Vincenzo e Rosa.

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