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Le minacce al prefetto figlie della confusione. Plico e proiettile inviati ai Ris di Messina per le analisi

Calabria

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CATANZARO - «Ci troviamo di fronte a persone ignoranti che non conoscono i meccanismi e le procedure elettorali». Il prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci, ha le idee chiare sulla matrice del proiettile che gli è stato inviato con un plico intercettato al centro meccanografico delle Poste di Lamezia Terme. Ed in effetti, nelle parole del rappresentante di Governo, è concentrata l’analisi della confusione che regna a Catanzaro. Le elezioni comunali e lo strascico di polemiche innescate dal risultato e dai presunti brogli, sembrano avere offuscato la mente di molti personaggi politici, al di là degli schieramenti. C’è ignoranza, secondo il prefetto, oppure malafede, c’è da aggiungere. Perché non si spiegherebbe altrimenti l’esasperazione dei toni degli ultimi tempi, colorita da dichiarazioni provenienti da tutti gli schieramenti.

Il giorno dopo l’individuazione del plico, a Catanzaro c’è preoccupazione e condanna. Dal presidente Giuseppe Scopelliti, al sindaco Sergio Abramo, dal candidato sindaco del centrosinistra Salvatore Scalzo ai parlamentari e consiglieri regionali di tutti gli schieramenti, sono arrivate parole di solidarietà per Reppucci e una ferma condanna per l’episodio e il livello di scontro raggiunto. Intanto, il materiale contenuto nella busta è ora nelle mani dei carabinieri che lo hanno trasmesso ai colleghi del Ris di Messina. Da oggi l’attenzione è concentrata sulla possibilità di trovare elementi utili alle indagini. Impronte digitali, tracce organiche, qualunque cosa che possa permettere di individuare i responsabili. D’altronde, chi ha preparato il tutto ha dovuto ritagliare le foto dei consiglieri comunali del centrodestra dai giornali e le lettere per comporre la frase, quindi le ha dovuto incollare. E questo fa sperare in un errore che possa permettere di ottenere un risultato da parte degli uomini del Reparto investigazioni scientifiche.

Il messaggio lanciato con il foglio di minacce, dunque, è quello di un prefetto che avrebbe favorito l’elezione di "questi personaggi", avallando, secondo chi ha preparato il tutto, la regolarità delle elezioni. Ma per riportare la barra sulla giusta strada, è dovuto intervenire lo stesso Reppucci, dopo le minacce, per sottolineare che «in questa materia non ho alcun ruolo». Un chiarimento necessario, dal momento che in questi giorni in tanti, troppi, lo hanno chiamato in causa non sapendo (?) che nulla avrebbe potuto fare. L’annullamento del voto, parziale o totale, non spetta né al prefetto né al ministro, è percorribile solo attraverso i necessari ricorsi per la giustizia amministrativa. Ma c’è chi ha fatto confusione di ruoli, chiamando in causa l’Ufficio territoriale del Governo in un senso o nell’altro. Alimentando quella tensione e quelle perplessità che potrebbero avere aizzato colui che ha preparato il plico. E non era servito l'appello lanciato dallo stesso funzionario di Governo, che il giorno dopo la chiusura dei seggi, nel pieno delle polemiche, aveva affermato: «Occorre abbassare i toni, la magistratura è a lavoro». Da una parte, infatti, la procura della Repubblica di Catanzaro stava già portando avanti l'inchiesta giudiziaria sulla presunta compravendita di voti, ampliando il raggio di azione ai brogli denunciati; dall'altra i verbali redatti man mano dagli Uffici elettorali (comunale e centrale) hanno aperto la strada ai possibili ricorsi amministrativi, che sono gli unici che possono mettere in discussione il responso delle urne.

A questo punto, le indagini, coordinate dalla Procura di Lamezia Terme, dovranno chiarire chi ha preparato l’intimidazione, verificando collegamenti e dando certezze al movente, sperando che tutto questo possa essere almeno servito a chiarire le posizioni e porre fine alle strumentalizzazioni, da qualunque parte esse arrivino. 

 

 

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