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La Dia sequestra beni per 1.5 mln di euro
Giovanni Franzé è accusato di usura

Calabria

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STEFANACONI (VV) - Beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa un milione e mezzo di euro sono stati sequestrati dalla Direzione investigativa antimafia di Catanzaro su indicazione Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, Dott. Alfonso D’Alfonso, nell’ambito di una articolata e ampiamente sperimentata strategia che mira ad aggredire i patrimoni illecitamente accumulati dalle organizzazioni mafiose ad un presunto affiliato alla 'ndrangheta, Giovanni Franzé, di 50 anni, di Stefanaconi. Franzè è un sorvegliato speciale e ha precedenti specifici per usura aggravata dall'esecuzione del reato con il metodo mafioso. Il sequestro è stato disposto dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Vibo Valentia. I beni sequestrati consistono in alcuni immobili, somme di denaro, alcune automobili ed una serie di disponibilità finanziarie. 

In ordine allo spessore criminale di Franzé il Tribunale della Prevenzione ha avuto modo di osservare che nei primi anni 2000 risulta attinto da due ordinanze di custodia cautelare per usura aggravata dal metodo mafioso, ed in particolare, in un caso “…perché nell’anno 2000 in Vibo Valentia, nell’ambito e con i mezzi della associazione mafiosa attiva nel vibonese si faceva dare o promettere da… , in correspettivo di prestazioni di denaro per complessivi euro 300.000,00, interessi usurai al tasso del 10% mensile.”, mentre in altra circostanza perché “ … perché nell’anno 2004 in Vibo Valentia, in concorso con altri e nell’ambito e con i mezzi della associazione mafiosa attiva nel vibonese si faceva dare o promettere … , in correspettivo di prestazioni di denaro erogate in tempi diversi, interessi usurai a tasso variabile dal 10 al 20% mensile.”.

Pertanto, appurate anche “… plurime frequentazioni con soggetti pregiudicati…”, il Tribunale della Prevenzione ha ravvisato la sussistenza “… a carico di Franzè elementi di fatto idonei a far ritenere che il proposto sia soggetto abitualmente dedito a traffici delittuosi e che del provento di tali attività viva abitualmente.” La Dia di Catanzaro ha eseguito puntuali e rigorosi accertamenti che hanno riguardato un arco temporale compreso tra il 1995 ed il 2009 al fine di documentare la sproporzione tra il patrimonio reale e quanto dichiarato ai fini delle imposte dirette o all’attività economia esercitata. Al riguardo il Collegio della Prevenzione ha precisato che “… Prendendo in considerazione la spesa familiare media annua rilevata dall’Istat ufficio regionale Calabria si ottiene un prospetto dal quale emerge un dato reddituale/patrimoniale sperequato fra le entrate del nucleo familiare del proposto ed i beni acquistati, … . Pertanto, l’evidenziata sproporzione e la coincidenza temporale con le vicende penali che riguardano il proposto, rappresentano sufficienti indizi per ritenere che gli investimenti realizzati …. possano essere il frutto di illecita accumulazione patrimoniale o  ne costituiscano il reimpiego, talché sulla base degli elementi addotti dalla Autorità proponente sussistono, allo stato, le condizioni per il sequestro dei beni come da proposta …“. 

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