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Fiumi di droga sul Tirreno, inflitti cinque secoli di carcere per l'operazione "Overloading"

Calabria

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CATANZARO – Alla fine il Gup distrettuale ha inflitto circa 493 anni a 52 dei 62 imputati che avevano scelto il rito abbreviato nel processo Overloading. In totale gli imputati sono 84. Ieri, nell’aula bunker di Catanzaro, si è chiusa quindi una fase importante di Overloading, indagine coordinata dai pm Vincenzo Luberto, Antonella Lauri e Raffaella Sforza, che aveva smascherato, i primi di dicembre del 2010, una rete di narcotraffico dal Sudamerica alla Calabria. Un legame fatto di cartelli e contatti “unificati” tra il clan Muto di Cetraro, la ‘ndrina di San Luca e quella dei Chirillo di Paterno. Tre gruppi per un “lavoro” congegnato: prendere la droga dal Sudamerica e muoverla tra Cosenza, il Savuto e il Tirreno cosentino. 

I CAPI – Romano Chirillo (18 anni), Francesco Strangio (18 anni), Franco Scornaienchi (16 anni) e Bruno Pizzata (16 anni) sono stati individuati come i presunti capi e coordinatori della rete. Secondo la Dda, Pizzata, nato a San Luca, sarebbe il cosiddetto broker e uomo fidato dei narcos, capace di muovere quantità impressionanti di cocaina attraverso tutta l’Europa a prezzi molto più bassi rispetto allo standard dei cartelli. A questi si aggiunge Luis Canelo (6 anni), ovvero il tramite spagnolo. Ma a metterci i soldi erano in tanti. Franco Scornaienchi detto “cumbietto”, che secondo la Dda è l’uomo di fiducia del boss Franco Muto, sarebbe stato quello che dal carcere forniva indicazioni ai figli Giuseppe e Luigi Scornaienchi (14 e 20 anni) su come e quando investire il denaro la coca, da consegnare poi in parte ai Chirillo di Paterno. 

CHIRILLO E MUTO – Il clan Muto è considerato dalla Dda una delle consorterie più potenti della Calabria. Di base a Cetraro, sul Tirreno cosentino, e con a capo Franco Muto alias “il re del pesce”, così soprannominato per il monopolio imposto sul commercio ittico tra Cetraro, Paola, Scalea, Fuscaldo e Amantea. La storia di Muto si interseca anche con l’omicidio di Giannino Losardo, ex assessore del comune di Cetraro ed esponente del Pci. La cosca Chirillo, secondo gli inquirenti sarebbe gestita da Romano Chirillo (18 anni). Stando a cosa dice il pentito Angelo Colosso, a Paterno i Chirillo detengono un arsenale a disposizione di tutta la malavita cosentina. Per la Dda, il “braccio armato” delle cosche cosentine avrebbe ricevuto consistenti quantità di coca da smerciare a Cosenza tramite le operazioni fatte dai Muto su supervisione di Francesco Strangio (18 anni), ovvero l’uomo che da San Luca avrebbe fornito i contatti con Pizzata. 

IL CARABINIERE DI FRONTIERA – Luigi Verde “il graduato”, è il tenente colonnello dei carabinieri all’epoca dei fatti in servizio a Bolzano. È stato condannato a 12 anni di carcere. A lui il compito di far viaggiare la droga in maniera sicura, tramite percorsi ben studiati e protetti. In casa sua fu trovato anche un arsenale. Verde, nonostante tutto, ha deciso in seguito di collaborare con i pm, spiegando e circostanziando fatti e vicende legate a questa storia, rivelando così un ruolo attivo nel gruppo. La sua pena è stata scontata di un anno.

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