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Azienda fantasma finanziata con contributi pubblici, 14 indagati tra imprenditori e un commercialista

Calabria

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CATANZARO – Quei contributi pubblici comunitari e nazionali per oltre 1,5 milioni di euro (dei quali effettivamente erogati oltre 1,3 milioni di euro) erano stati concessi ad un opificio industriale di Borgia per la realizzazione di un programma commerciale nel settore della produzione di abbigliamento sportivo. Ma, in realtà, l’imprenditore Antonino Stanà e i suoi complici in poco più di un anno avrebbero solo pensato a far lievitare i propri conti correnti a scapito dei contribuenti. Soldi che, adesso, lo Stato e l’Unione europea rivuole indietro. Così, a battere cassa ai presunti autori della truffa milionaria, ci hanno pensato i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Catanzaro, che, muniti di un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal gip, Antonio Rizzuti, all’alba di ieri hanno apposto i sigilli non solo all’opificio in questione, ma anche a beni mobili ed immobili, quota societarie e disponibilità bancarie, per un valore complessivo di circa 1,5 milioni di euro, di cui 1.320.761,68 euro (a titolo di valore equivalente al profitto della presunta truffa) riferibili agli imprenditori Antonino Stanà, Luca Carroccia, Salvatore Cossari e Nicola Gallo, e al commercialista di Soverato Antonio Macrì e alla “Synergy srl”, e 158.867,23 (a titolo di valore equivalente al profitto del reato di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, al fine di evadere le imposte) riferibili ai beni nella disponibilità del solo Antonino Stanà e della “Synergy srl”. Un capitolo, questo, che vede altri nomi noti nel catanzarese iscritti nel registro degli indagati del fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica di Catanzaro a carico di 14 persone, in seguito ad un’attività di verifica portata avanti dai finanzieri, coordinati dal colonnello Fabio Bianco, sul finanziamento, pari a 1.320.761,68, erogato alla “Synergy srl” dalla “Invitalia spa”, società controllata dal Ministero dell’Economia, in applicazione della legge n.95 del 1995 che prevede misure in favore dell’imprenditoria giovanile.

Dalle indagini, sfociate ieri nell'operazione "Penelope", in particolare, sarebbe emerso un sofisticato meccanismo di frode, ideato dal responsabile della società beneficiaria dei contributi pubblici con la complicità di altri imprenditori e del noto commercialista di Soverato (Cz), imperniato sulla predisposizione di falsa documentazione, con riguardo sia alla fattibilità del progetto proposto che all’entità dei costi effettivamente sostenuti per porlo in essere. Per cui a conti fatti, lo stabilimento industriale sarebbe costato molto meno di quanto risulta dai documenti presentati per ottenere i finanziamenti pubblici, e, soprattutto, non sarebbe mai realmente entrato in produzione. Da qui la richiesta avanzata dal sostituto procuratore Alberto Cianfarini e accolta, quasi in toto, dal gip, di emettere il provvedimento di sequestro “per equivalente” dei beni aziendali, nei confronti della società e del suo amministratore, del commercialista e degli altri imprenditori accusati, a vario titolo, di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso ideologico ed emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. I beni sequestrati serviranno ora a garantire, adeguatamente, all’Unione europea ed allo Stato, il recupero dei contributi pubblici e dei vantaggi fiscali, illecitamente ottenuti dagli indagati.

 

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