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Giuseppina Pesce: «Parte del pizzo era per la Rosarnese»

Calabria

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Una parte del pizzo imposto dalla cosca Pesce ai commercianti di Rosarno era destinato alla gestione della squadra di calcio 'Rosarnese' che era interamente controllata dal gruppo criminale. È questo il particolare emerso nel corso della deposizione della collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce sentita nel carcere romano di Rebibbia.   Rispondendo alle domande dei difensori degli imputati, la pentita ha riferito che «mio cugino Francesco (detto cicciu testuni, ndr) chiedeva ai commercianti di pagare il pizzo anche come sostegno per la squadra di calcio». Giuseppina Pesce ha poi aggiunto che «lo stesso mio zio spesso diceva che Francesco stava fortemente soffocando l’economica locale perchè imponeva ai commercianti il pagamento di ingenti somme».   Durante il controinterrogatorio la collaboratrice di giustizia ha anche illustrato le varie attività gestite dalla cosca tra cui un noto albergo di Rosarno ed un lido balneare a San Ferdinando, sempre nel reggino. Al termine delle domande degli avvocati difensori il processo è stato aggiornato al 5 giugno prossimo quando proseguirà, in videoconferenza dal tribunale di Palmi, il controinterrogatorio della collaboratrice di giustizia.

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